Page 288 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
P. 288

270                                                           GREGORY ALEGI


            né  dalla  parte di  terra le  Alpi  costituiscono  una  difesa  efficace  perché possono
            facilmente  essere  sorpassate dai  moderni  mezzi  aerei.  Bisogna che  ci  rendiamo
            esatto conto di  questa nostra situazione" (67).
                "Siccome  io  mi  preoccupo  essenzialmente  delle  nostre  condizioni,  e  poiché
            noi ci  troviamo postati in  traverso nel  grande lago Mediterraneo, io sostengo che
            la nostra Marina ha il  massimo interesse a che la  nostra Armata Aerea venga po-
            sta nelle condizioni di  potere,  con  le  maggiori  probabilità,  predominare o  domi-
            nare l'avversaria  [  ... ]" (68).
                "Per noi non può esistere un problema navale a sé - come può esistere per gli
            americani in  confronto coi giapponesi.  Per  l'Italia esiste un  problema complesso,
            terrestre-marittimo-aereo, che deve venire risolto nel suo insieme ed in ordine al-
            la  nostra situazione concreta" (69).
                "Certo mi  occupo  essenzialmente  delle  nostre  condizioni  e  mi  interesso  alla
            eventualità di  un  conflitto  fra  l'Italia  e suoi  possibili  nemici.  Certo  le  mie  teorie
            risentono di  ciò e non sono quindi d'ordine generale, e può darsi  che, se  mi  oc-
            cupassi  di  un eventuale futuro  conflitto fra  il  Giappone e gli  Stati Uniti forse non
            affermerei  quanto affermo" (70).
                L'appiattimento del brillante e controverso pensato re sul solo Dominio dell'aria,
            letto  come  trattato  di  teoria  avulso  dal  dibattito  politico-militare  della  propria
            epoca, è stato facilitato da un complesso di  circostanze.  Per i vertici  dell'Esercito,
            questo  permetteva  di  ignorare  le  feroci  critiche  che  Douhet aveva  mosso  a  Ca-
            doma, durante e dopo la guerra.  Per  il  regime, l'attrattiva era quella di  trascura-
            re  le  proposte  per  una  riorganizzazione  complessiva  delle  forze  armate italiane,
            nell'ottica di  un'unica politica  nazionale di  difesa,  ben  diversa  dal  coordinamen-
            to  (peraltro  rimasto lettera morta)  ottenuto concentrando nel  dittatore la  titola-
            rità  dei  tre  ministeri  militari.  Analoghe  considerazioni  potrebbero  valere  per
            l'Aeronautica,  in  un'ottica difensiva  nella  quale  la  garanzia  del  proprio modesto
            bilancio poteva apparire più  realistica  delle ipotesi di  sovvertimento complessivo
             dello strumento militare. Né miglior fortuna ha avuto Douhet, in termini di  ana-
            lisi  imparziale,  sotto il  profilo storiografico.  La  preminenza degli  studiosi ameri-
            cani nella sua fortuna internazionale, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale,



                (67)  G.  Douhet, La difesa  naziol/ale (1925), cit.,  p.  53.
                (68)  Giulio Douhet, "Riepilogando", cit.,  p.  243.
                (69)  Giulio  Douhet,  recensione  a  Hector  C.  Bywater,  La  grande  guerra  del  Pacifico
             (1931-33),  in  "Educazione  Fascista",  a.  V,  1927,  n.  3  (marzo),  p.  185. F.  curioso  rilevare
             come  l'autore  di  due  romanzi  fantastorici  stroncasse  l'analoga  fatica  di  Bywater  senten-
             ziando che  "la grande guerra è  un  fatto  e quella  del  1931-33  è  una fantasia"  (p.  184).
                (70)  G.  Douhet, "Riepilogando", cit.,  p.  272.
   283   284   285   286   287   288   289   290   291   292   293