Page 291 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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LA  PROPAGANDA  DELLA  NAZIONE  ARMATA





                                                              NICOLA  DELLA  VOLPE



         Premessa

            Ritengo  opportuno fare  alcune  precisazioni  sul  metodo utilizzato e sulle  fonti
         usate per il  mio intervento.
            Quanto  al  metodo,  ho  voluto  guardare  agli  avvenimenti  non  solo  "dall'al-
         to", ovvero dal  punto di  vista  della  storiografia che  indaga le  grandi cause che
         determinano gli eventi storici;  ma  anche  "dal  basso",  ovvero studiare gli  effet-
         ti  che  producono sulle masse  le  "grandi decisioni"  che muovono le  stesse  mas-
         se a fare,  compiere la storia. Perché se è vero che non sono le  masse le "motrici"
         che  producono  gli  avvenimenti  storici,  è  altrettanto  vero  che  esse  ne  sono  le
         "fattrici",  perché  ne  consentono la  realizzazione  con  la  loro  adesione  o  parte-
         cipazione; e  restano  le  "fattrici" anche  quando cambiano il  corso degli  eventi,
         con il  loro rifiuto.
            Ho privilegiato,  quanto alle  fonti,  particolari  documentazioni  che guardano
         proprio agli  effetti, fonti  quasi  ignorate dagli studiosi nelle loro ricerche archivi-
         stiche. Lo dico per certo, perché quando ho incominciato a studiarle presso l'ar-
         chivio  dell'Ufficio  Storico  dello  Stato Maggiore  dell'Esercito - ormai trent'anni
         or sono - ho trovato i documenti in  questione ancora sigillati con lo spago  (fino
         a  due anni  fa  ne aprivo  alcuni  per  la  prima volta), che era servito  a garantire  la
         chiusura  e  l'integrità  dei  faldoni  che  li  contenevano,  durante  i trasferimenti  su-
         biti  dall'archivio nel  corso della seconda guerra  mondiale (I).
            Che poi  i documenti  non fossero  stati  utilizzati  allora - come sono dimenti-
         cati oggi - non fu  e  non è  dovuto alla chiusura dell'archivio militare agli  studio-
         si  laici, come è stato in alcuni  casi sostenuto. Negli anni Settanta fu  capo Ufficio
         Storico il  generale  Rinaldo  Cruccu  che,  nonostante la  restrittiva normativa sulla
         consultabilità dei  documenti classificati - tuttora in  vigore -, mise a disposizione
         dei  ricercatori  le  carte  dell'archivio,  dal  Risorgimento  fino  alla  seconda  guerra



            (1)  Per una storia dell'archivio e dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito vedasi
         Oreste  Bovio,  l'Ufficio  Storico dello  Stato Maggiore  dell'Esercito,  Roma  1990.
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