Page 295 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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LA PROPAGANDA DELLA NAZIONE ARMATA 277
Educazione alla quale i quadri dell'esercito, educatori militari, dovevano con-
correre (5); e che per formare e ravvivare il carattere nazionale occorresse educa-
re, educare, educare, attraverso la famiglia prima e la scuola poi, vera forgia di
patriottismo. Perché, in definitiva, ancor prima delle armi, era necessario prepa-
rare gli animi, ovvero formare lo spirito militare, ovvero forgiare le masse per la
realizzazione della Nazione Armata(6).
Le discussioni teoretiche e dialettiche, espresse attraverso libelli, saggi e di-
battiti politici, erano circolate e ancora circolavano però, come detto, fra i po-
chi. Determinante, invece, doveva risultare il ruolo che i mass media, in particolare
e per quei tempi la stampa, giocarono nel propagandare la Nazione Armata. Sia
per la diffusione (7) di cui godevano riviste e giornali, sia per il peso che essi ave-
vano nella formazione dell'opinione pubblica. Di questo erano stati ben consa-
pevoli i vertici militari, che avevano utilizzato e indirizzato i giornali durante le
guerre di inizio secolo (italo-turca e grande guerra), attraverso la censura, o le
sovvenzioni a giornali e giornalisti. Aggiungo, anche in tempo di pace.
Ma di questo ne era ancora più convinto e consapevole chi avrebbe preso e
tenuto il potere per un ventennio, Benito Mussolini. Da giornalista, egli ben co-
nosceva l'importanza che la stampa, massimo mezzo d'informazione del tempo,
aveva nel campo della formazione delle opinioni e dell'educazione dei cittadini.
E tale convinzione fu segnata da disposizioni legislative continue.
Nel 1923, infatti, appena giunto al potere egli mise in atto un primo prov-
vedimento, determinante per l'informazione, e in pratica per la propaganda, con
l'istituzione dell'Ufficio Stampa del Capo del Governo, alle sue dirette dipendenze.
(5) Il problema dell'istruzione e dell'educazione del cittadino all'interno dell'istituzione
militare sollevò sempre forti polemiche a livello ideologico e politico. Resta il fatto che le scuo-
le reggimentali, dall'Ottocento al Novecento, diedero larghissimo contributo all'istruzione dei
cittadini alle armi e quindi alla loro'educazione.
(6) Rodolfo COl'selli, Lo spirito militare in Italia attraverso i secoli, Roma, Tipografia
Voghera, 1910.
(7) Il termine diffusione è relativo, ed è rapportato all'elevato tasso di analfabetismo del
tempo e alle precarie condizioni economiche delle masse, per le quali il giornale era un lusso.
Non va comunque sottaciuto che la classe con peso politico-sociale era la borghesia, ricca o
meno, la quale rappresentava in ultima analisi il target. cui la stampa si rivolgeva. Allo stesso
modo è da intendere il ruolo che i giornali avevano nella formazione delle opinioni, anche se
il tam tam delle voci "è scritto sul giornale", decuplicavano la diffusione e la credibilità delle
notizie e quindi ampliavano l'influenza della stampa,

