Page 294 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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teorici dello spirito militare e della nazione armata. Temi che rappresentavano an-
cora scontro dialettico di pochi teorici, non erano diretti alle masse, e pertanto
non necessitavano di divulgazione, ovvero di propaganda.
Al termine della grande guerra, però, fu chiaro che la propaganda non poteva
essere più intesa soltanto come "incitamento", ma aveva assunto aspetti più com-
plessi, quali l'informazione, l'orientamento di opinioni e la preparazione, e per-
tanto non poteva avere né limiti temporali e per esigenze circostanziate (solo in
guerra), né limiti di affidamento in mani così ristrette (organizzazione militare).
Si era andata, inoltre e ormai, affermando e consolidando l'idea della neces-
sità di preparare la nazione alla guerra, ovvero sembravano maturi i tempi per tra-
durre in concreto e applicare quei decenni di dibattito che si erano svolti nel Paese
sulla nazione armata e sullo spirito militare degli italiani, per la realizzazione di
quella grande Patria ispirata dagli ideali liberali e risorgimentali (3).
Come preparazione dei cittadini, però, quella che era stata propaganda sul
campo, ovvero confezionata per la guerra e in guerra, diventava educazione pro-
lungata nel tempo, perché essa doveva incidere profondamente sul modo di pen-
sare delle popolazioni, e investire la collettività nella sua interezza. Perdeva, in
altre parole, gli aspetti di propaganda pura - attività spiegata in determinate oc-
casioni e che tende ad avere risposte immediate - per diventare, attraverso gli
strumenti di informazione, di istruzione e di cultura, educazione - attività che in-
vece vuole ottenere effetti duraturi con la formazione di "coscienze" -.
Anche se poi durante il ventennio fascista - anticipo - educazione e propa-
ganda finiranno per perdere gli aspetti propri, peculiari, e si fonderanno per per-
seguire un unico obiettivo: il consenso.
Esiste una notevole letteratura sulla preparazione della nazione alla guerra, di-
retta e indiretta, di autori civili e militari; Rodolfo Corselli, ufficiale dell'eserci-
to, fu uno più fertili autori in materia (4). I.:educazione militare delle masse investiva
l'idea della Nazione Armata, quindi tutto lo Stato, e presumeva che educare il po-
polo alle armi servisse a formare in esso uno spirito bellico, il quale doveva ser-
vire a trasformare le masse in combattenti motivati alla bisogna.
Ancora Corselli, riprendendo tesi elaborate a cavallo del secolo da molti pen-
satori civili e militari, concludeva affermando che per avere una buona organiz-
zazione militare occorreva innanzitutto una sana educazione del Paese a tal fine.
(3) Rimando all'opera di Emilio Gentile, La Grande Italia, Milano 1997, per gli aspetti
politici del mito della grande nazione; e all'opera di Giorgio Rochat, Ufficiali e Soldati, Udine
2000, per il ruolo che i militari vi ebbero e che egli delinea nei saggi pubblicati nel volume.
(4) Cfr., ad esempio, Rodolfo Corselli, L'educazione Nazionale, Palermo 1910.

