Page 365 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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L'OPINIONE PUBBLICA  ITALIANA  E LO  SCOPPIO  DELLA  GUERRA           347

             Il disastro di Dunquerque (30 maggio-4 giugno) segna l'inizio della rapida ago-
          nia francese e la temporanea fuoriuscita dei britannici dall'Europa continentale. La
          popolazione italiana, a questo punto, ha per così dire definitivamente "metaboliz-
          zato"  l'intervento  nel  conflitto  (sebbene  si  registrino  ancora sacche  neutra liste,  a
          Bolzano, ad Arezzo, in alcune zone di Milano) e l'invincibilità dell'alleato, e si  in-
          terroga sulla  possibile  data  della  dichiarazione  di  guerra alla  Francia e  alla  Gran
          Bretagna.  I pochi, sporadici gruppi  clandestini  antifascisti,  già  duramente provati
          dal crollo belga, dinanzi a Dunquerque sembrano entrare in un grave e penoso si-
          lenzio(llS). Peraltro, il Ministero dell'Interno si sta "attrezzando" per affrontare la
          nuova situazione bellica. Il  10 giugno un telegramma cifrato viene trasmesso a tut-
          te i prefetti del Regno e al  questore di  Roma:  ''Appena dichiarato lo Stato di guer-
          ra  dovranno  essere  arrestate  et tradotte  in  carcere le  persone  pericolosissime  sia
          italiane che  straniere  di  qualsiasi  razza,  capaci  turbare  ordine pubblico  aut  com-
          mettere sabotaggi attentati nonché le persone italiane aut straniere segnalati dai cen-
          tri C.S. per l'immediato internamento; delle persone arrestate dovrà essere segnalato
          telegraficamente  ( ... )  parere  circa opportunità che siano  destinate  in  un'isola  ov-
          vero  in  campo concentramento  oppure soltanto in  comune  terraferma,  tenendo
          presente che essendo i posti nelle isole limitatissimi le  relative proposte dovranno
          essere ristrette ai casi  reali et effettiva necessità" (116).  La "nuova ondata" repressi-
          va  porterà all'invio al  confino degli  ultimi esponenti dell'antifascismo non comu-
          nista,  che  entrerà  almeno  fino  al  1942 nella  sua  fase  più  oscura  e  inattiva (117).
          D'altro canto, il Pci, oltre ad essere decimato anch'esso dalle repressioni, si sta ri-
          camando una posizione difficile e delicatissima, distinguendo tra una politica esté-
          ra dello Stato sovietico e la lotta internazionale al  fascismo.  Se a ciò si  aggiunge il
          ribadito  attacco  ai  "briganti  imperialisti"  anglo-francesi,  si  può  comprendere
          l'enorme confusione regnante in quei giorni  nell'esigua platea comunista  (118).



             (115)  Giorgio Amendola, Storia del Partito c011ltmista italiano  1921-1943, Editori Riuniti,
          Roma,  1978, p.  417.
             (116)  Telegramma del Ministero dell'Interno a tutti i prefetti del regno e al questore di Ro-
          ma,  n.  38954,  Roma,  1° giugno  1940, in:  Ministero  dell'Interno,  Direzione  Generale  di  Pub-
          blica Sicurezza, cat. A 5 G, Busta 1. Si tenga presente, che tra i "cittadini stranieri pericolosissimi"
          erano contemplati anche gli  ebrei, già sottoposti ad  occhi uta attenzione dal  maggio precedente
          (La  R.Questura di Salerno al Ministero dell'Interno, N.  03968-Gab., Salerno,  17 maggio  1940,
          in:  Ministero dell'Interno,  Direzione Generale di  Pubblica Sicurezza, cat. A 5 G,  Busta 1).
             (117)  Roberto Battaglia, Storia della  Resistenza italiana,  Einaudi, Torino, 1970, p.  28
             (118)  Paolo Spriano, Storia  del Partito comunista italiano.  Vol.  5.  I fronti  popolari,  Sta-
          fin,  la guerra,  "L'Unità" (su concessione  Einuadi), s.d.,  p.  329. In un  articolo scritto da Dimi-
          trov nel novembre 1939 per il giornale "Lettere di Spartaco" si legge la posizione del Komintem
          sulla guerra appena scoppiata: "Se, in un primo tempo, si  poteva affermare che esistevano sta-
          ti  aggressori  (la  Germania,  il  Giappone, l'Italia)  e stati  pacifici, ora la  distinzione non ha  più
          senso.  Anzi,  sono gli  imperialisti  inglesi  c  francesi  che si  presentano  oggi  come i  pitl  zelanti
          fautori  della continuazione e dello sviluppo della  guerra" (Ibidem,  p.  323).
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