Page 363 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
P. 363
L'OPINIONE PUBBLICA ITALIANA E LO SCOPPIO DELLA GUERRA 345
Tra le analogie con la Grande Guerra, quella che maggiormente impressiona gli
italiani è rappresentata dal nuovo "martirio" belga. La notizia della capitolazione di
re Leopoldo suscita sentimenti di varia natura tra la popolazione. Anzitutto, vi è la
definitiva prova della superiorità bellica germanica: "Conoscendo l'eroica tradizio-
ne di quell'Esercito, il popolo ha potuto misurare un'altra volta la spettacolosa po-
tenza delle armi tedesche" (103); già da tempo circolano voci su "armi segrete" che
riusciranno a mettere in ginocchio gli alleati (104). Cattenzione, ora, si sposta sul
prossimo obiettivo dei tedeschi, ossia la Francia. D'altro canto, la caduta del Belgio
provoca un'ondata di solidarietà verso la moglie del principe Umberto, Maria ]osé,
sorella di Leopoldo. Specie in Piemonte, si rilevano minoritari commenti duramen-
te antitedeschi e si comincia ad evocare una "alternativa monarchica" al regime (105).
Ma per lo più, si assiste a un ennesimo avvicinamento dell'opinione pubblica, o del-
la maggioranza di essa, alla tesi interventista. Se il crollo di Polonia, Danimarca,
Norvegia, Olanda e Lussemburgo aveva incrinato vieppiù il neutralismo degli ita-
liani, la caduta di Bruxelles lo spezza. "I nostri informatori", scrive Leto, "segnala-
rono, prima sporadicamente, poi con maggiore frequenza ed ampiezza, uno stato
di timore che andava diffondendosi rapidamente. Che la Germania fosse sul punto
di chiudere brillantemente e da sola la tremenda partita, e che, di conseguenza, noi
- se pure ideologicamente alleati - saremmo rimasti privi di ogni beneficio per
quanto avevamo tratto colle nostre aspirazioni nazionali ( ... ). Bisognava bruciare le
tappe ed entrare subito in guerra" (106). Nei rapporti emergono in effetti posizioni
sempre più favorevoli ad un intervento, partendo dal presupposto che comunque si
tratterà di una guerra bréve, anzi istantanea e che, per così dire, "conviene esserci"
per evitare di venire esclusi dalla spartizione del bottino, bottino ricco e soprattut-
to a buon prezzo: "Nel complesso", si legge in una nota da Milano, "lo spirito pub-
blico è buono e sollevato perché è ormai diffusa la convinzione che entrando in
guerra anche l'Italia, i nostri sacrifici saranno limitati" (107). "Il popolo" scrive un al-
tro agente milanese "che sta lentamente ma sicuramente orientandosi e che capisce
(103) Rapporto dell'agente poI. poI. 545, Milano, 28 maggio 1940, in: Acs, Ministero
dell'Interno, Direzione Generale di Pubblica Sicurezza, Divisione Polizia Politica (1927-1944),
Fascicoli per materia, Busta 234, Fase. 4.
(104) Rapporto dell'agente poI. poI. 590, Roma, 19 maggio 1940, in: Acs, Ministero dell'In-
terno, Direzione Generale di Pubblica Sicurezza, Divisione Polizia Politica (1927-1944),
Fascicoli per materia, Busta 242, Fase. 1.
(105) Simona Colarizi, L'opinione degli italial1i ... , cit., p. 335-336.
(106) Guido Leto, cit., p. 212.
(107) Rapporto dell'agente poI. poI. 351, Milano, 28 maggio 1940, in: Acs, Ministero
dell'Interno, Direzione Generale di Pubblica Sicurezza, Divisione Polizia Politica (1927-1944),
Fascicoli per materia, Busta 234, Fase. 4.

