Page 368 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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tanto vale quindi "gettarsi nella mischia" per incassare il massimo sacrificando il
minimo: "Il popolino", dirà il 2 giugno un Mussolini tronfio e soddisfatto a Bot-
tai, "si è assuefatto all'idea che questa guerra si deve fare"(127). Non vi è entu-
siasmo, tantomeno fanatismo; o meglio, il fanatismo appare limitato alle classi
giovanili e studentesche, talvolta per l'induzione operata dagli organi del regi-
me, talvolta per l'evocazione di una guerra intesa, nuovamente come nel 1915,
come "mito rivoluzionario". Ma per la maggioranza, dinanzi alle strepitose vit-
torie dell'alleato e alle sconfitte, sino a poco tempo prima neppure ipotizzabili,
di quello che si è ritenuto essere il più potente esercito del mondo, si tratta di
un interventismo fatalista e opportunista.
Quasi ovunque si dà per scontato l'attacco sulla frontiera alpina; qualcuno
ipotizza una campagna navale e altri un'operazione congiunta dalla Libia alla
Tunisia e all'Egitto. Muti, secondo alcuni, dovrebbe capitanare un' "impresa
garibaldina" e sbarcare in Corsica o in Costa Azzurra (128): in seguito si attri-
buiranno al segretario del Pnf incarichi sempre più ardimentosi e fantasiosi.
C'è chi si ricorda dell'Africa orientale, e sogna la conquista delle Somalie fran-
cese e britannica. Si evoca Franco, che certamente ricambierà i molti favori del
passato, e attaccherà Gibilterra con il sostegno di alcune legioni di Camicie ne-
re; si parla anche della Grecia, che dovrà essere occupata a scopo "protettivo"
per evitare che cada in mano britannica. Tra i numerosi strateghi dilettanti, c'è
chi, a Gorizia, non si dimentica della Jugoslavia e dà per acquisito un immi-
nente invasione della Siovenia e soprattutto della Dalmazia, finalmente ricon-
giunta alla "Madrepatria". Naturalmente, la cosiddetta popolazione "allogena",
cioè slovena, si schiera su posizioni ultra neutraliste e viene pertanto sottopo-
sta ad un occhiuto monitoraggio da parte della polizia politica (\29). Una situa-
zione non dissimile si sviluppa nel triestino e nell'istriano. Ma ormai, come si
registra a Milano il 9 giugno, "il nostro intervento sarebbe non più questione
di giorni, ma di ore" (130).
(127) Giuseppe Bottai, cit., p. 192
(128) Rapporto dell'agente pol. pol. 53, Genova, 5 giugno 1940, in: Acs, Ministero
dell'Interno, Direzione Generale di Pubblica Sicurezza, Divisione Polizia Politica (1927-1944),
Fascicoli per materia, Busta 242, Fase. 1
(129) Rapporto dell'agente poI. poI. 440, Gorizia, 4 giugno 1940, in: Acs, Ministero
dell'Interno, Direzione Generale di Pubblica Sicurezza, Divisione Polizia Politica (1927-1944),
Fascicoli per materia, Busta 234, Fase. 2
(130) Rapporto dell'agente poI. pol. 531, Milano, 9 giugno 1940, in: Acs, Ministero
dell'Interno, Direzione Generale di Pubblica Sicurezza, Divisione Polizia Politica (1927-1944),
Fascicoli per materia, Busta 235, Fase. 2

