Page 373 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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INTERROGATIVI E PREGIUDIZI  SULLE SORPRESE NAVALI ITALIANE.  REVISIONE STORICA   355


           È stato fatto  quindi sollecito ricorso all'alibi  del tradimento quando un ardi-
        to nemico, con soli undici biplani muniti di  siluro, mise  fuori  combattimento tre
        nostre corazzate nella rada di Taranto nella notte tra 1'11 e il  12 novembre 1940.
        Non  trascorse  infatti  molto  tempo  prima che  le  immancabili  deficienze,  fatal-
        mente presenti in una base navale di tale grandezza, soprattutto nei primi mesi di
        guerra, fossero  attribuite a dolo e ad inganno.  Sintomaticamente però non risul-
        ta che alcun inglese abbia gridato al tradimento quando nostri sommozzatori vio-
        larono la base della "Mediterranean Fleet" ad Alessandria d'Egitto nella notte sul
        19  dicembre  1941:  non prima né ultima  dimostrazione di  una differente serietà
        nel giudicare i fatti (1).
           Come  detto,  le  prime  illazioni  sull'esistenza  di  traditori  in  divisa  comin-
        ciarono a serpeggiare in Italia fin  nei  primi  mesi  di  guerra e  ciò  non soltanto
        tra le plebi ignoranti, ma anche nelle alte sfere politico-militari. Così il  22 no-
        vembre 1940, cioè a soli quattro mesi e mezzo dall'intervento italiano in guer-
        ra,  il  Capo  di  Stato  Maggiore  Generale,  maresciallo  Pietro  Badoglio,  veniva
        accusato  da Mussolini,  sulla  base  di  illazioni  formulate  da Alessandro  Pavoli-
        ni,  ministro della cultura popolare, di  essere un "traditore e un nemico del re-
        gime".  Anche  ammettendo  che  questo  sfogo  del  duce  sia  stato  determinato
        soltanto  dalla  rabbia  per le  impreviste  delusioni  belliche  del  periodo,  non  si
        può tuttavia escludere che esso, seguito dalle forzate dimissioni dello stesso Ba-
        doglio, abbia contribuito ad alimentare nelle competitive file  del partito il tar-
        lo del dubbio, che poi è dilagato anche all'esterno, originando generalizzate e
        generiche sentenze (2).
           In effetti, dopo l'accennato attacco a Taranto e il  successivo  bombardamen-
        to navale di  Genova del 9 febbraio  1941 divennero sempre più insistenti e vele-
        nosi i sospetti di tradimento che accompagnarono le reiterate sorprese e, in qualche
        caso, i veri e propri agguati ai  danni delle nostre navi militari e mercantili in na-
        vigazione.  In particolare si cominciò inquietantemente a notare che i piroscafi di
        rifornimento per la Libia venivano attaccati dal nemico soltanto quando rispet-
        tavano alla lettera le disposizioni loro impartite dalle  superiori autorità, mentre
        i mercantili che per un motivo o  per l'altro erano costretti a cambiare rotta o a
        ritardare la marcia sfuggivano all'attenzione degli inglesi (3).



           (1)  Nella  rada di  Alessandria  furono  notoriamente  danneggiate,  oltre  ad un cacciator-
        pediniere e  ad  una petroliera,  le  due  corazzate Valial1t  e  Queen Elizabeth,  che  rientrarono
        rispettivamente in servizio soltanto nel luglio  1942 e  nel luglio  1943.
           (2)  G.  Ciano, Diario  1937-1943, Milano,  Rizzali,  1980, p.  481.
           (3)  Queste presunte "certezze" erano suffragate dalle dirette testimonianze degli equipaggi
        che, grazie ai  suddetti eventi occasionali, erano riusciti a sfuggire agli attacchi britannici.
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