Page 374 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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                Gli  stessi tedeschi, giunti a nostro sostegno ne! Mediterraneo a partire dal di-
            cembre 1940, alla fine cioè della cosiddetta "guerra parallela", alimentarono que-
            sti  sospetti,  forse  anche ingigantendoli  per radicata sfiducia  nei  nostri  sistemi  di
            sicurezza  e  per un  malce!ato  disprezzo  generale  nei  confronti  dell'alleato  meri-
            dionale. Si spiega in tal modo l'accusa rivolta dallo stesso generale Rommel ad un
            anonimo  "ufficiale  superiore"  italiano  di  aver  consegnato  agli  inglesi  i  piani
            dell'attacco  dell'Asse  alle  posizioni  di  Alam  e!  HaIfa,  sul  fronte  di  El  Alamein,
            nell'agosto-settembre  1942. CosÌ  come si  comprendono le  crescenti illazioni  del
            medesimo tenore all'interno dell'ambasciata tedesca a Roma  (4).
                Tali  sospetti  raggiunsero  l'apice  dopo  l'affrettata resa  delle  piazzeforti  di  Pan-
            telleria e di Augusta nel giugno e luglio 1943, occasioni nelle quali era in verità fa-
            cile  scambiare  l'incompetenza  e una  buona  dose  di  pavidità per  intelligenza  col
            nemico. Fu quindi perfino prevedibile la pronta accoglienza riservata nell'immedia-
            to dopoguerra a queste accuse  infamanti dagli ambienti sia civili che militari,  acco-
            munati  dal  desiderio  liberatorio  di  attribuire  aprioristicamente  a singoli  individui
            una responsabilità che  era invece collettiva e agevolati  dalla  "vendibilità" giornali-
            stica di  notizie scandalistiche, in presenza dei  lievitati cronisti da strapazzo.

                Inoltre,  appena  finita  la  guerra,  questi  sospetti  sembrarono avvallati  da  una
            moltitudine  di  "testimoni  oculari"  che  al  grido  di  "io c'ero!" - tanto  più  sacro
            quanto  più  pigro è l'auditorio - confessarono quelle  che  i tabloid italiani subito
            definirono  "scottanti verità",  anche nei  casi  in cui era invece evidente l'esclusiva
            ansia  dei  protagonisti  di  farsi  un  pò  di  pubblicità,  perché,  come  diremmo  oggi,
            l'importante è "andare in televisione"  anche se  non si  ha nulla da dire.
                Tra questi esibizionisti non era certamente incluso il  cap. frego  Silvano Brengo-
            la,  catturato  dagli  inglesi  dopo  l'affondamento  a  capo  Matapan  dell'incrociatore
            pesante Pala,  su cui  egli  prestava servizio.  Questo ufficiale,  tornato in Italia  dopo
            la prigionia, raccontò onestamente di aver avuto modo di leggere a bordo della na-
             ve  britannica su  cui era prigioniero, cioè il cacciatorpediniere Jervis,  l'ordine ope-
             rativo dell'ammiraglio Cunningham, comandante della "Mediterranean Fleet", datato
             26 marzo 1941  e che preannunciava con ben due giorni di anticipo quello scontro
            con  la  flotta  italiana  che  poi  sarebbe  effettivamente  avvenuto  nella  notte  del  28
             presso capo Matapan. Il comandante Brengola non era un visionario ed aveva pie-
             namente ragione, poiché il sospetto ordine operativo di Cunningham da lui letto a
             bordo del Jervis  era stato effettivamente diramato ai  comandi dipendenti a partire
             dalle  ore  18.18  del  26  marzo  1941, cioè  addirittura tre ore prima della partenza




                (4)  Cfr.  A.  Massignani  - J.  Greene,  Rommel in Africa settentrionale,  settembre  1940-
             novembre 1942, Milano, Mursia,  1996, p.  172 e Mac  Gregor  Knox, Alleati di  Hitler,  Milano,
             Garzanti, 2002, p.  136.
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