Page 367 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
P. 367
L'OPINIONE PUBBLICA ITALIANA E LO SCOPPIO DELLA GUERRA 349
Ma a parte gli episodi di solidarietà, la maggioranza della popolazione ha ac-
cettato l'imminente ingresso nel conflitto, anche se non mancano episodi di paci-
fismo oltre ogni evidenza, soprattutto da parte dell'ultima voce sopravvissuta alle
repressioni, quella di alcuni sacerdoti cattolici (124). In alcuni ambienti, minoritari,
si diffonde la voce di una tenue speranza di evitare il conflitto attraverso la me-
diazione condotta da Pierre Lavai, sostenuto dallo stesso Mussolini: l'obiettivo sa-
rebbe il distacco della Francia dalla Gran Bretagna; si parla di una delegazione
francese già presente a Roma e in piena trattativa con il governo italiano. Sono
voci in libertà, che vengono tuttavia accolte con molta preoccupazione dagli os-
servatori dell'Ovra e della Polizia politica, per i quali sono i segni della presenza
residua di neutralisti tra la pubblica opinione (125). Si tratta di casi isolati. La mag-
gioranza degli italiani aderisce all'intervento, senza diffusi entusiasmi, con la qua-
si certezza di un conflitto di breve durata e quasi indolore, e persino con la
speranza di un bottino che appare sempre più a portata di mano, e che agli occhi
di gran parte delle classi popolari sembra più seducente delle "terre impervie" che
si dovevano "liberare" nell'altra guerra: nuove colonie, lo "spazio vitale" medi-
terraneo, un nuovo Impero. Vent'anni di fascismo e il nazionalismo imperialista
ad esso precedente si erano radicati nel~ cultura di molti: "( ... ) Non si può igno-
rare il fatto che anche molti che sino alfa prima metà di maggio erano stati con-
trari alla guerra, nell'intimo consideravano non infondate molte rivendicazioni
nazionali prospettate dal fascismo: quasi due decenni di fascismo, durante i quali
per la gran maggioranza erano esistite solo la propaganda e la cultura fasciste, che
per di più, trovavano spesso l'avallo di una precedente cultura nazionale intrisa di
ricordi e stati d'animo risorgimentali e di frustrazioni postrisorgimentali, non ave-
.
vano infatti mancato di produrre effetti che sarebbe sbagliato sottovalutare" ( 126);
(124) "Voi avete l'entusiasmo per la guerra", dice un sacerdote insegnante di religione
in un istituto magistrale di Catania, rivolto ad alcuni studenti che inneggiavano all'interven-
to "ma non dovrebbe essere cosÌ; si deve pregare per la pace. Pregate Iddio che non ci sia
niente, perché durante la guerra mondiale la Germania fece molta strage". Il sacerdote vie-
ne inserito nella lista dei "cittadini pericolosissimi" (La Prefettura di Catania, Divisione P.S.,
al Ministero dell'Interno, N. 09729, Catania, 9 giugno 1940, in: Ministero dell'Interno, Di-
rezione Generale di Pubblica Sicurezza, cat. A 5 G, Busta 4). Si vedano anche le pagine di
De Felice sul ruolo del clero, in modo particolare del "basso clero delle zone agricole" nel-
la battaglia pacifista in pratica sino all'ultimo minuto (Renzo De Felice, Mussolini l'alleato ... ,
cit., p. 685 e segg.).
(125) Rapporto dell'agente poI. poI. 694, Milano, 5 giugno 1940, in: Acs, Ministero
dell'Interno, Direzione Generale di Pubblica Sicurezza, Divisione Polizia Politica (1927-1944),
Fascicoli per materia, Busta 235, Fase. .2. Analoghe speranzose accoglienze hanno le notizie
dei tentativi d'intercessione di Roosevelt con Mussolini.
(126) Renzo De Felice, Mussolini l'alleato ... , cit., p. 684.

