Page 80 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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            l'attenzione alla partenza da Livorno e che essi  siano stati muniti di rivoltella per
            autodifesa  personale,  di  cui  pochi  conoscono  l'uso  (ferimento  accidentale  di  un
            marinaio all'uscita  da Livorno!).
                Per  assicurare  i servizi sulle linee  di  navigazione per la Sardegna e altre i pi-
            roscafi  passeggeri  vengono  requisiti  e  temporaneamente  iscritti  nel  quadro  del
            naviglio  militare  per sostituire  i marittimi  scioperanti  con  personale  di  Marina
            (6  piroscafi  nel  gennaio  1920, R.  Decreto  359 del  4  marzo  1920);  ciò  è  anche
            necessario per l'invio di un piroscafo carico di  truppe a Valona nel giugno  1920
            (ACS,  P.S.  1920,  Busta  98).  Per i vaporetti delle  linee lagunari a Venezia è  pras-
            si  consueta, talvolta con l'ausilio di  volontari  appartenenti al  fascio  che boicot-
            tano lo sciopero (ibid.  c.s.). Altrettanto frequente la messa a disposizione, a richiesta
            dei prefetti, di personale specialista per l'esercizio delle centrali elettriche, in nu-
            mero  talvolta  molto  elevato;  si  individuano  casi  nel  settembre  1920  (ACS,  P.S.
            1920,  Busta  100),  nel  novembre  1920  ("Telegrafo")  e  nell'ottobre  1921  (ACS,
            P.S.  1921, Busta 84).  Frequente l'invio di  panettieri di Marina ai  forni  di  panifi-
            cazione;  semaforisti  spesso  operano  al  telegrafo  di  stato  per  servizio  privato  e
            pubblico (ACS,  P.S.  1920,  Busta 97)  e le  comunicazioni delle prefetture sono in-
            stradate sulle reti telegrafiche della Marina (ACS,  P.S.  1920,  Busta  96).

                Nelle  giornate  "rosse"  di  Ancona a  fine  giugno  1920 un  reparto  di  Bersa-
            glieri  destinati  a  partire per Valona (1),  dove  il  nostro  presidio  rischia  di  essere
            sopraffatto dagli  insorti albanesi, si  ammutina per possibile infiltrazione di ele-
            menti anarchici.  Sedata  nell'arco  di  una giornata la  rivolta  dei  militari,  suben-
            tra  l'insurrezione  di  quartieri  della  città.  Nella  repressione  (vedi  Ali.  1),  che
            ahimé evoca i  fatti  di  Palermo  del  1866, la Marina svolge  un ruolo fondamen-
            tale  perché le  sue  navi  presenti  (un  vecchio  incrociatore  sede  del  comandante
            della  difesa  marittima  che  si  pone  subito  agli  ordini  del  comandante  locale
            dell'Esercito  ed  alcune  torpediniere)  effettuano  una  prima  azione  a  fuoco  di
            contrasto  con  le  armi  leggere,  reparti  di  artiglieria  di  Marina partecipano  alle
            prime  operazioni  di  rioccupazione  e  nei  giorni  successivi  sono  altre  navi  che
            provvedono al  trasporto di  Carabinieri e  Guardie Regie  da Bari,  Venezia,  Pola
            e Valona e ai  movimenti dei  medesimi nelle  varie  località di Falconara,  Pesaro,
            Porto Civitanova e Senigallia da rioccupare, con interventi a fuoco da parte del-
            le  navi  e delle  batterie di  monte Conero.  Sull'intera costa le linee  ferroviarie  e
            stradali sono interrotte ed è  addirittura  un  MAS  che consente al  prefetto,  che
            si  trova  fuori  sede,  di  rientrare ad  Ancona  da  Falconara.  A tali  scopi  i  movi-
            menti di  navi sono una quindicina, essenzialmente di  caccia e torpediniere e di



                (1)  Cfr. G.  Moscatelli, Va/ona  1920, Tipografia Regionale,  Roma,  1955 e M.  Paolini,
            I fatti di Ancona e l' XI  Bersaglieri, Memorie storiche 1981, SME,  Roma,1982.
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