Page 78 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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           per il caroviveri, quattro morti civili (di cui due arsenalotti), 8 feriti civili,  12 feri-
           ti forze  ordine, un marinaio ferito,  120 arresti;  a Livorno per lo sciopero genera-
           le  nel maggio  1920 un morto civile,  15 feriti  civili, 4 carabinieri feriti,  80 arresti;
           ad Ancona  e  nelle  Marche  per  le  giornate  "rosse"  del  giugno  1920 il  totale  dei
           morti si  aggira sui 26, di cui 4  tra le  forze  dell'ordine  e dei  feriti  sugli  80,  di cui
           una  diecina come  sopra  (ACS,  P.S.  1919-22,  Buste  varie).  Il  criterio  generale  nel
           servizio in piazza è di  tenere soldati e marinai in seconda linea ed infatti non si  è
           trovata traccia di  impiego di  armi da  fuoco  da parte di  personale di  Marina per-
           ché esso è devoluto alle  forze  dell'ordine. D'altra parte, si verificano anche casi di
           mischia  generale,  in  cui  la  suddivisione  dei  ruoli  non  può  essere  sempre  chiara.
           Nelle basi  navali  principali  di  Spezia  e Taranto i marinai  delle navi  e degli  enti a
           terra in servizio di ordine pubblico rappresentano una percentuale consistente del
           totale delle forze impiegate. Nella giornata dell'8  luglio  1919 a Taranto, ad esem-
           pio, su  380 uomini in piazza più della metà sono marinai;  poiché il  sottoprefetto
           (la  prefettura è  a  Lecce)  è di  rango  inferiore  al  comandante in  capo  del  diparti-
           mento (vice amm. Acton) a quest'ultimo viene ceduto il controllo dell'ordine pub-
           blico,  che fa  affluire marinai  di  rinforzo  da Brindisi,  una compagnia  da Valona e
           un'altra da  Porto Corsini.  Le  norme di legge per questo passaggio sono probabil-
           mente poco chiare,  perché il  prefetto  di  Lecce  fa  le  sue  rimostranze in merito al
           sottoprefetto di Taranto (ACS,  P.S.  1920, Busta  70).  ~assunzione comporta anche
           per la Marina l'inconveniente di essere talvolta accusata dai giornali di "mano du-
           ra';  ("Avanti!")  come accade nel  1920 a Spezia, sottoprefettura di  Genova, al  vice
           amm. Cagni. In altre occasioni di scioperi, come a Spezia (vice amm. Solari), si ten-
           ta inutilmente con i Carabinieri di impedire agli  operai l'uscita dall'arsenale ("Te-
           legrafo"  di  Livorno,  14 ottobre  1920),  dato  che  gli  scioperi  creano  problemi
           all'approntamento delle navi;  ne è  un  esempio l'incrociatore Basilicata  nel  luglio
           1919  (USMM,  Busta  2090/3).  In qualche circostanza,  persino gli  allievi  dell'acca-
           demia navale vengono impiegati per l'ordine pubblico ("Corriere della Sera" 3 ago-
           sto  1922). Un'occasione di  notevole rilievo di  scontri a fuoco tra opposte fazioni
           e la forza  pubblica con il  coinvolgimento del  comandante della  piazza marittima,
           è nel  giugno  1920 quando un gruppo di ex-arditi tenta di  inpadronirsi a Brindisi
           di  un piroscafo per andare a combattere contro gli  insorti albanesi.

               ~altra modalità consueta  di  contributo all'ordine  pubblico  è  quello  di  navi
           inviate  in  determinate  località per fornire  i propri  reparti  da sbarco  a  sostegno
           delle forze  locali di  polizia insufficienti. È questo il  caso dell'esploratore Marsala
           e dell'incrociatore corazzato Pisa  inviati a Messina nel  luglio  1919 in  occasione
           dei disordini per il caroviveri; come da prassi la prefettura inoltra richiesta al Mi-
           nistero  degli  Interni  e questi al  Ministero della Marina (in  questo caso  di  1.000
           uomini);  al  termine  della  esigenza  la  nave  viene  rilasciata.  Un  altro  caso  è  la
           corazzata Doria  da La Maddalena a Portoferraio nel giugno  1920 in  occasione
           dello sciopero dei metallurgici.
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