Page 125 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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         riconoscimento  dei  più  elementari  diritti  umani.  Un'eccezione  alla  generale,
         pacifica  acquiescenza  ci  fu:  la  offrì  l'insegnante  fiorentina  Maria  Pasquinelli.
         Costei aveva preso a cuore la  questione giuliana e per essa da tempo si  batteva,
         con coraggio e ferma determinazione. Il 10 febbraio 1947, il giorno della ratifi-
         ca del Trattato di pace, a Pola, affrontò e uccise a revolverate il generale inglese
         Robin De Winton, consegnandosi subito dopo ai gendarmi per essere arrestata.
         Aveva in tasca questo messaggio:
                  <Sep-tendo  l'esempio  dei  600mila  Caduti  nella  Guerra  di  Redenzione
               1915-18, sensibile come loro all'appello di Oberdan,  cui si aggiungono le invo-
               ca;doni strazianti di migliaia di  Giuliani itifoibati dagli Jugoslavi dal settem-
               bre  194 3 a tutto  oggi,  solo perché rei di italianità,  a P o la irrorata dal sangue
               di Sauro,  capitale deii'Isttia martire,  tico!ifermo l'indissolubilità del vincolo che
               lega  la madrepattia alle italiani.rsime terre di Zara,  di  Fiume,  della  Venezia
               Giulia,  eroici nostri baluardi contro il panslavismo minacciante tutta la cit;iltà
               occidentale.
                  Mi ribello - col proposito fermo di colpire a morte chi ha la sventura di rap-
               presentar/i - ai Quattro Grandi che alla Conferenza di Patigi,  in oltraggio ai
               sensi di giustizia,  di umanità e di saggezza politica,  hanno deciso  di stmppare
               una  volta ancora dal grembo  materno le  terre più sacre  all'Italia,  condannan-
               dole o agli esperimenti di una novella Danzica o - con  la più fredda consapevo-
               lezza che è correità - al gio'-f!,O jugoslavo,  sinonimo, per la  nostra gente indoma-
               bilmente italiana,  di morte in foiba,  di deportazione,  di esilim>.
            Processata e condannata a  morte, ebbe commutata la  pena in  ergastolo.  Si
         tifiutò  di  inoltrare  domanda  di grazia  agli  "oppressori della  sua  terra".  Dopo
         lunga detenzione, tornata in libertà, si titirò a vita ptivata.
            Nell'autunno del 1943, in Istria, il Capitano di Corvetta Libero Sauro, figlio
         dell'eroe Nazatio, raccogliendo attorno a sé  Volontari disposti a imbracciare le
         armi  per  difendere  le  proprie  case,  aveva  costituito  un'unità  divenuta  poi  2°
         Reggimento della Milizia di  Difesa Territoriale.  Questa formazione ha conteso
         il passo alle milizie di Tito per tutto il  1944 e fino al  maggio del 1945. Pagando
         un alto, misconosciuto, ttibuto di sangue, 352 Caduti fra Ufficiali, Sottufficiali e
         Militi, ha ammainato l'ultimo Tricolore su quel lembo d'Italia.
            Il Milite Tullio Decastello ha precisato: «per noi il gladio non aveva tinte poli-
         tiche:  significava amore per la  Patria e difesa delle nostre terre».
            Si  tenga presente, in  merito,  quanto  ammoniva,  ancora nel  1881,  il  deputato
         della sinistra Giovanni Bovio: «verso i confini non ci sono partiti, ci sono Italiani!».
            Il tenente Stefano Petris, Comandante del presidio di Cherso, valoroso com-
         battente contro i Tedeschi prima e i partigiani di Tito poi, così scrive alla madre
         prima di  venire  fucilato  1'11  ottobre  1945,  a guerra  finita:  <<Nluoio  per la  mia



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