Page 121 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Repubblica e Forze Armate


         Benco in Contemplazione del disordùte:
                 <<.Su  tutto il mondo  rideva in quei giorni !et pace: a Trieste regnavano dolo-
              re e terrore. Ascoltavamo alla radio il giubilo di tanti popoli, il clamore esultan-
              te delle città liberate stt noi inco111beva l'aVIJili111ento dei biffati dal destino.
                 Tutto  quello  che  la  cittcì  aveva  amato  era  atterrato,  rinnegato,  soppresso,
              copetto da miriadi di cattellini stranieri COllie da una coltre ftmebre: si foracchia-
              tJa  di proiettili il Tricolore  della Nazione,  si lordavano i monmnenti,  si bivac-
              cava sullo zoccolo della statua di Gùmppe  Verdi.
                 Mai mai,  non diciamo mi JJent'cmni di governo fascista,  ma nei cinquecento
              anni di doiJiinio  a11stliaco,  mi tirCIImici tre c11111i di guerra dell'Austria moren-
              te,  aveva Iìieste so/Jetto così cmdele diformazione del s11o  volto ed inversione dei
              suoi sentimenti!
                 Né potevano gli Italiani credersi sictni della  vita: ogni notte,  dalle  case per-
              quisite,  ne erano pottati via con gli atttocarn' alctmi che non tornavano più; ogni
              giorno  a migliaia,  ctbbandonate le  loro  robe  che  11011 potevano portare con  loro,
              fitggivano verso I'Isollzo,  anche a pied~ i cittadini d'altre province d'Italia (istria-
              ne e dalmate); e quando tm 'i11mtensa folla,  q11asi sprigionandosi da quell'ango-
              scia, si accalcò sulle tJie (5 111aggio  194 5,  Via 1111/Jiiani) al gn'do  uitalia! Italia!"
              si scaticarono su di essa le tJtitragliatlici.
                 ParetJa che la stessa parola Italia dotJesse essere /Jiotta ...
                 Nel JJasto mondo intanto si ùmeggiava alla Pace>>.
            Povera Trieste!  Non ha avuto il  tempo di gioire per la chiusura della Risiera
         di San Sabba, che ha dovuto fare i conti con un'altra barbarie: le foibe!
            Si era appena liberata dalle spire della Ge.STa.Po. (Geheime Staats Polizet), poli-
         zia segreta di Stato na:~.ista, che incappa nelle maglie dell'O.Z.Na., polizia segre-
         ta di Stato slavo-comunista!
            Al  Gauleiter  austriaco  Friedrich  Reiner  ha  visto  succedere,  nel  volgere  di
         qualche  giorno,  il  generale  jugoslavo  Dusan  Kveder,  autoproclamatosi
         "Comandante del Litorale Sloveno". Il primo si era fatto affiancare dal coman-
         dante  delle  SS  Odilo  Globocnick,  responsabile  della  "Risiera",  il  secondo dal
         Commissario politico Frane Stoka, perfido suggeritore!
            Richard Lamb, storico inglese, ufficiale reduce dalla campagna d'Italia, scris-
         se  (La Guerra in  Italia)  che  a Trieste «gli Jugoslavi si  comportarono peggio dei
         Tedeschi».
            Il Vescovo di Trieste e Capodistria, monsignore  Antonio Santin, così scrive
         (Al tramonto):
                 «Fin da pti11cipio seqttestrarono 1111  lltfiJJero cospicuo di personalità e miglia-
              ia di cittadini ...
                 Continuò  così  la  spC11izione  della  nostm gente  incominciata  con  le foibe




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