Page 119 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Repubblica e Forze Am1ate
direttive del Segretario nazionale del Partito Comunista Italiano, Palmiro
Togliatti, fin dall'ottobre del 1944 sono usciti dal C.L.N. per confluire nei
"Comitati Esecutivi Antifascisti Itala Sloveni"(C.E.A.l.S.) schierati con l"'Osvo-
bodilna Pronta", il Fronte di Liberazione sloveno.
Gli insorti, dopo sanguinosi scontri nel corso dei quali il col. Fonda Savio perde
il terzo figlio, Sergio, costringono i Tedeschi a rinscrrarsi in poche roccheforti. l\ sera
riportano il Tricolore a sventolare sul palazzo della Prefettura e sulla torre civica.
La cittadinanza freme d'ansia in attesa degli Anglo--Americani. Ha fame, ma
soprattutto ha voglia di pace c di libertà.
Il 1° maggio, invece, fra lo stupore generale, sono le truppe del maresciallo
Tito a giungere in città. Si tratta delle avanguardie del lX Corpus Sloveno e di
unità della 19a Divisione del IV Corpo d'Armata del generale Petar Drar~in.
Esse sono avanzate a tappe forzate verso il territorio italiano, per precedere gli
Anglo-Americani e occupare quanto più suolo possibile, allo scopo di potere
accampare poi, sul tavolo della pace, con maggior vigore, diritti di annessione.
Si pensi, in merito, che Lubiana e Zagabria sono state "liberate" rispettivamen-
te il 7 e 1'11 maggio ...
I nuovi arrivati assumono immediatamente atteggiamenti dispotici.
Misconoscono l'operato dei nostri Patrioti, li obbligano a consegnare le armi e
a sciogliere la loro organizzazione. Arrestano quanti manifestano contrarietà.
Si noti che l'Alto Comando jugoslavo, per prevenire l'insorgere di problemi,
aveva dirottato su altri settori le unità partigiane italiane inquadrate nell'esercito
di Tito, come le formazioni garibaldine "Natisone", "Trieste" e "Fontanot''.
Gli "Alleati" giungono a Trieste il 2 maggio, con 24 ore di ritardo. Si tratta
della 2a Divisione corazzata neozelandese, comandata dal generale Bcrnard
Freiberg, facente parte del 13° Corpo d'Armata inglese, dell'Sa Armata
Britannica.
Incontrano molte difficoltà ad entrare in città. Non sono graditi, non alla
popolazione che anzi li acclama, ma alle milizie slave. Queste ultime, infatti, con
il pretesto di essere giunte per prime, li relegano al ruolo di semplici spettatori.
Gli Slavi impongono sugli edifici pubblici le loro bandiere, spesso affiancan-
dole con il Tricolore italiano marchiato con la stella rossa al centro.
Scrivono dappertutto "Trst je nas" ('Iì-ieste è nostra), "Zivio Tito" (VùJa Tito),
"W la fratellanza Italo Slovena", "Smrt Fasizmu - Svoboda Narodu" (Morte al
fascismo - Libertrì ai popoli).
Quest'ultimo slogan merita un commento: nella prima parte è un incquivo-
cabile incitamento a uccidere, senza tanti prcamboli e tante formalità, i Fascisti:
ma 'Fascisti" chiamavano tutti coloro che si opponevano alla ideologia comuni-
sta c alla politica jugoslava di espansione territoriale; nella seconda parte il mes-
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