Page 118 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Riccardo Basile

              Gli eccidi, dopo 1'8 settembre 1943, non avvennero solo in Istria ... A Gorizia
           le  prime salme furono ritrovate nel Comune di Idria. A Fiume furono le foibe
           di Monte Maggiore a restituire i primi corpi. In Dalmazia, massacri di varia enti-
           tà e affogamenti in mare avvennero a Traù, Curzola, Lesina, Lissa, Veglia e Arbe:
           in maggioranza si trattava di Militari delle Forze dell'Ordine rimasti alloro posto
           per garantire la sicurezza ai cittadini.
              All'elenco delle  città martiri bisogna aggiungere ancora le isole  di  Cherso  e di
           Lussino e soprattutto la città di Spalato, dove lo sterminio della popolazione fu inter-
           rotto il 27 settembre (1943)  dal provvidenziale arrivo dei Tedeschi. Qui, da alcune
           fosse comuni nei pressi del Cimitero di San Lorenzo, furono esumate 106 salme.
              Si  noti che la  furia  omicida dei  partigiani di  Tito si  rivolse anche, con pari
           efferatezza,  mietendo  migliaia  e  migliaia  di  vittime,  contro  gli  stessi  Slavi  che
           erano  contrari  all'instaurazione  del  regime  comunista  nella  nuova Jugoslavia,
           come gli Ustascia (nazionalisti croati guidati da Ante Pavelich, collaborazionisti
           dei Tedeschi), come i Cetnici (nazionalisti serbi, monarchici, fedeli a re Pietro II,
           guidati da Draza Mihailovich)  e altre  formazioni armate dissidenti di partigiani
           croati e sloveni.



           La tragedia delle Foibe: Atto II (Trieste 1° maggio - 12 giugno 1945)

              Primavera 1945: la guerra volge al termine. Il 28 aprile il Duce viene trucida-
           to a Dongo. Il Fuhrer, due giorni dopo, lo segue nell'aldilà, suicidandosi nel suo
           bunker  a  Berlino.  Il  29  aprile,  a  Caserta,  il gen.  Heinrich  Von  Vietinghoff,
           Comandante Supremo delle Forze Tedesche operanti in Italia, firma la resa nelle
           mani  del  maresciallo  Harold  Alexander,  Comandante  Supremo  Alleato  dello
           scacchiere del Mediterraneo.
              A Trieste, il 30 aprile insorgono, contro gli  ultimi presidi tedeschi, i patrioti
           del  Corpo  dei  Volontari  della  Libertà,  braccio  armato  del  Comitato  di
           Liberazione Nazionale. Li guida il colonnello d'Artiglieria Antonio Fonda Savio,
           triestino,  Medaglia  d'Argento  al  V.M.  (Monte Val  Bella  - altopiano  d'Asiago  -
           giugno 1918), padre di due Caduti sul fronte russo, Paolo e Piero.
              Sono  al  suo  fianco  monsignore  Edoardo  Marzari,  capo  storico  della
           Resistenza giuliana, e gli esponenti dei nascenti partiti politici della nuova Italia.
           Militano nelle loro ftle i componenti della Guardia civica (Corpo armato muni-
           cipale  istituito  1'11  gennaio  1944 dal Podestà di Trieste  Cesare  Pagnini  per la
           difesa della città), e molti Militari dei  Carabinieri, della Guardia di  Finanza e di
           altri Corpi delle nostre Forze Armate.
              Fra di loro non ci  sono comunisti perché questi, in obbedienza alle  precise


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