Page 126 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Riccardo Basile

           Patria, muoio per l'Italia, muoio per l'italianità dell'Istria e della nostra isola».
              Ma tutto era stato vano. Le clausole del trattato di pace spegnevano definiti-
           vamente ogni speranza!
              La seconda ipotesi (restare, accettando il nuovo sistema):  facile a dirsi!  Eppure,
           ai giorni nostri c'è qualcuno che arriva a incolpare gli Esuli per la  perdita della
           Venezia Giulia!
              Ma vediamo. Hanno scelto di restare poco meno del 1 O per cento della popo-
           lazione italiana. Chi erano? Oltre a un certo numero di anziani soli, ormai rasse-
           gnati a finire comunque i propri giorni a casa loro, c'erano Italiani di fervida fede
           comunista. Costoro ritenevano di secondaria importanza doversi assoggettare al
           cambio della sovranità e di quello che ciò comportava. Condividevano il rove-
           sciamento dei Valori e il  ribaltamento dei ruoli sociali.
              Confidavano che il nuovo sistema avrebbe portato vantaggi a tutti, a comin-
           ciare da loro stessi. Abbracciando il progetto ticino, hanno collaborato attivamen-
           te  all'edificazione  della  <muova Jugoslavia  democratica  e  progressista  di  Tito»,
           come scriveva il 4 maggio 1945 il quotidiano triestino ftloslavo Il Nostro Av!Jenire.
              Per la stragrande maggioranza degli Istriani, dei Fiumani e dei Dalmati, resta-
           re, invece, equivaleva, come scrive Carlo Sgorlon, a «diventare stranieri in Patria,
           perdere la  propria identità, parlare un'altra lingua, subire il  sovvertimento della
           propria cultura ... ».
              Jèr~a ipotesi, infine: andare via. Scrive il gen. Mario Longo, esule dalmata:
                    << ••• AbbiatJJo scelto l'esodo per atJJore della Patria,  cotJJe rijìuto di un popo-
                 lo  che  si lJedeva  rapinare la propria nazionalità ...  LasciavatJJo il suolo  natio
                 per non accettare la tJJortijìcazione di tma dominazione straniera ... Abbiamo
                 scelto l'Italia perché era la sola Pat1ia che ticonoscevatJJo ... J>.
              Fu, dunque, una libera, drammatica scelta, seppure operata fra le pressioni del
           governo jugoslavo da un lato e la scarsa attenzione del governo di Roma dall'altro.
              Milovan Djlas, all'epoca braccio destro del Maresciallo Tito, il 21  luglio  del
           1991,  in  un'intervista  rilasciata  al  periodico  fiumano  Panorama,  candidamente
           confessa:
                    «Nel1946 io e Edward Karde!J (ministro  degli Esteri) andatJJtJJO in Isttia
                 per organizzare la propaganda antitaliana.  Si tratta!Ja di dimostrare alle auto-
                 rità  alleate  che  quelle  terre  erano jttgoslave  e non  italiane.  Ce1to  che  non  era
                 /Jero! Ma bisognava indurre gli Italiani ad andare lJÌCI,  con pressioni di ogni tipo.
                 Così fu fatto;).
              L'esodo avvenne in più ondate, le più travolgenti delle quali si verificarono a
       "  c
       . Sl   ridosso  del  trattato  di  pace  del  1947  e  del  Memorandum di  Londra del  1954 .
       ·~
       6   Esso fu  un vero e proprio plebiscito per l'Italia e contro la Jugoslavia!
       o
       u      La prima città a vuotarsi è stata Zara, a cominciare dall'autunno del 1944 (dei



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