Page 127 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Repubblica e Forze Armate


         22mila abitanti ne restarono duemila), seguita da Fiume: tra fine  maggio e esta-
         te 1945 se ne andarono in 54mila su una popolazione di  60mila.
           Il vescovo di  Fiume, il  milanese  Ugo Camozza, prima di lasciare la  diocesi,
         da esule anch'egli, scrisse ai suoi fedeli la sua ultima pastorale nella quale fra l'al-
         tro si legge:
                 <<qNalcu!lo  chiederà: perché mai a/Jete  lasciato  la  vostra città? ...  Nel vostro
              sacrijìcio di epica portata,  che la storia comacrerà,  c'è l'espressione dolorosa dei
              più alti va/mi spitituali della proplia fede e di amorpattim>.

           Fu poi la volta di Cherso, Lussino, Veglia, Albona e di tutta l'Istria meridionale.
           L'esodo, una volta conosciute le decisioni prese a Parigi dagli Alleati relativa-
         mente alla  delimitazione dei  confini e alla costituzione del Tenitorio Libero di
         Trieste (T.L.T.), divenne irrefrenabile.
           Pola,  fruendo  di navi messe a disposizione dal Governo italiano, i piroscafi
         "Toscana" e "Grado", e della presenza degli  Inglesi che garantivano una certa
         cornice di sicurezza agli imbarchi, nel volgere di pochi mesi (23  dicembre 1946
         - 28 marzo 1947) si vuotò completamente: su 31.700 abitanti 28.058 lasciarono
         il  suolo natio.
           Dopo il  Memorandum  di  Londra del  1954  (che  assegnava Trieste  all'Italia,
         ma allontanava le  possibilità di un  ricongiungimento alla  madrepatria dei  terri-
         tori inclusi  nella  cosiddetta  "Zona B")  anche  gli  Istriani  dei  Comuni  di  Buie,
         Umago, Cittanova, Capodistria, Pirano, Isola abbandonavano le loro terre.
           Complessivamente l'esodo interessò 350mila persone che furono accolte, per
         la maggior parte, in campi profughi allestiti in diverse province d'Italia.
           Il flusso  migratorio si protrasse fino all'inizio degli anni Sessanta ...
           Si osservi, e trovo grande disagio a ricordarlo, che l'Italia pagò parte dei debi-
         ti  di guerra alla Jugoslavia con il  corrispettivo del valore dei  beni lasciati  oltre
         confine dagli Esuli!
           Gianni Bartoli, già sindaco di  Trieste, il  4 novembre del 1964 disse:
                 <<L'esodo  non  è stato  né una  colpa,  né un  errore,  né una  diser:{,ione.  Gli
              Esuli, premuti dalla persecuzione e dal ticorrlo del terrore,  comjJresero che sotto
              quel regime terrotistico  non mssistevano le possibilità di vivere  né da  Italiani,
              né da Cti.rtiani,  né semplicemente da  Uominù>.
           Piace  concludere con quanto scrisse  Indro Montanelli il  30 settembre 1975
         su Il Giomale:
                 «La guerra l'abbiamo persa tutti e c'è Nll conto da pagare.  Che l'Italia lo saldi
              a spese dei sNoi figli migliori- i Dalmati e gli Isttiani- è un ghigno del destino.
              Gli Isttiani non  hanno mai fatto  de/t;ittimi.rmo.  Incapaci di rassegnam;  hanno
              portato la/oro tragedia con silenziosa dignità .. \1AMO 'IVT1Il.\"11UAN!J>.





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