Page 132 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Anna Malia lsastia

              L'Italia sconfitta del 1943 celebrava la caduta di Mussolini esattamente come
           la  caduta del  muro  di  Berlino  ha  fatto  esultare  le  popolazioni  e  l'arrivo  degli
           americani a Bagdad è stato vissuto per pochi giorni come un momento di libe-
           razione. Le immagini sono le stesse per vicende tra loro molto diverse.
              Il prigioniero non ha l'occasione di vivere questa esperienza di catarsi collet-
           tiva.  Il suo è e resta un problema personale da gestire in privato con la propria
           coscienza.
              Nasce anche da qui l'esigenza di fermare sulla carta emozioni, pensieri, ricor-
           di, la  narrazione di  vicende che hanno stravolto la  vita di tanti,  troppi giovani
           soldati e ufficiali italiani. Ma dobbiamo essere consapevoli di quanto, tanti anni
           fa,  ha scritto Emilio Lussu:
                      «Anche adesso,  a tanta  distanza  di  tempo,  mentre ii nostro  amor
                   proptio, per un processo psicologico invoiontatio, mette in tiiievo, dei pas-
                   sato,  solo i sentimenti che ci sembrano i più nobili e accantona gli altri,
                   io  ricordo  l'idea  dominante  di  qttei p timi  momenti.  Più  che  ttn 'idea,
                   ttn'agitazione,  una spinta istintiva: salvarsi>>.?
              Ognuno ha scelto la sua di strada per salvarsi, anche perché ognuno ha inter-
           pretato in modo diverso questa parola: salvare la pelle, salvare la dignità, salvare
           i principi nei quali si  è stati educati, salvare i propri valori religiosi, ecc.
              Come scrive la Rossanda «prima o poi sarebbe finita, ma il tempo d'una guer-
           ra si  misura dopo».s Ed ecco,  ancora  nei  ricordi della parlamentare di  estrema
           sinistra, una annotazione che concorda con il lacerante dolore di quanti, torna-
           ti da una lunga e dolorosa prigionia, volevano raccontare, ma non hanno trova-
           to orecchie che volessero ascoltare:

                      <Qttesto rivo/o e poi diluvio di informazioni cominciò nell'estate dei
                    194 5 e parve non finire mat~ insopportabile,  come se ii gelo e fetore della
                   gtterra ci restassero attaccati. [. .. ]Non ne potevamo più di queii'orrore». 9
              In questo orrore rifiutato si mescolano i ricordi di tutti i reduci, fossero ebrei,
           politici o militari.
              Ancota qualche annotazione. Le aspettative di lavoro dei reduci dalla guerra
           e dalla prigionia si sommano alle aspettative di quanti sono andati in montagna
           e hanno fatto la resistenza. Ma questo avviene in un paese sconfitto e distrutto,
           un paese nel quale lo scontro di classe è frontale, nel quale tra il 1945 e il 1948
           si  misurano  due  visioni  della  democrazia,  <mna  democrazia  molto  ma  molto
           segnata dai comunisti o molto segnata da una restaurazione». 10
              E  non  è  tutto.  Prima  degli  anni  del  boom  economico  che  seguirono  alla
           dstrutturazione, si dovette procedere alla demolizione dell'industria di guerra e
           all'eliminazione della manodopera in eccesso.




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