Page 137 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Repubblica e l:'òrze Armate

          contingenti del corpo di spedizione americano per riportarli in Patria. Nel mese
          di gennaio rimpatriarono i primi 15mila reduci dall'Inghilterra, così come i primi
          duemila dal Sud Africa e  altrettanti dal Medio  Oriente,  seimila dall'India e un
          migliaio  dall'Africa  orientale,  mentre  nessun  rimpatrio  era  ancora  avvenuto
          dall'Australia, dove si trovavano 18.432 prigionieri.zz
             Ad ogni modo, i militari italiani che si trovavano in Inghilterra all'inizio del '46,
          erano  ancora  molto  numerosi  dal  momento  che,  nonostante  le  sollecitazioni
          delle Autorità italiane, i rimpatri da quella nazione erano potuti iniziare soltanto
          alla fine  del precedente autunno, in quanto gli inglesi avevano voluto attendere
          la  fine  del raccolto delle barbabietole, attività nella quale erano impiegati i pri-
          gionieri cooperatori; il loro arrivo, in numero di 18mila, era previsto per il feb-
          braio, con un afflusso  che,  secondo le  previsioni,  sarebbe andato aumentando
          nei mesi successivi, tanto da prevedere il completamento delle operazioni di rim-
          patrio per la fine dell'estate.23
             In linea generale,  al  di là  delle  questioni  politiche, i rimpatri dei prigionieri
          continuavano a dipendere anche dalla disponibilità di naviglio alleato e dal movi-
          mento delle navi che gli Alleati inviavano nei porti italiani per il ritiro delle pro-
          prie truppe; anche per questo motivo, all'inizio dell'estate gli americani avevano
          già ultimato i rimpatri dagli Stati Uniti, gli inglesi ne avevano rimpatriati 135mila
          su 158mila.
             Al contrario, a maggio  1946 non era ancora operativo il piano dei rimpatri
          dall'Australia,  mentre  soltanto  la  metà  dei  prigionieri  era  rientrato  dall'Africa
          orientale, dal Sud Africa e dall'India.
             Queste lentezze lasciavano presagire una conclusione ancora abbastanza lon-
          tana, mentre aumentavano le tensioni e lo stato d'animo d'ansia e preoccupazio-
          ne tra tutti coloro che avevano i propri familiari  ancora in  stato di prigionia a
          distanza di sei mesi dalla fine delle ostilità in tutto il mondo.
             Alla fine di luglio, il ministro dell'Assistenza Post-bellica Sereni affermò che tutti
          i prigionieri di guerra italiani avrebbero fatto  rientro in patria entro il Natale '46;
          infatti, secondo il ministro, rimanevano in mano inglese ancora 123.695 prigio-
          nieri, molti dei quali in Africa e in Australia, tra i primi ad essere stati catturati e
          per il trasporto dei quali sarebbero state messe a disposizione le  navi "Liberty"
          recentemente acquistate dagli Stati Uniti.Z4
             I  rimpatri continuarono durante  tutta l'estate e l'autunno di quell'anno, per
          concludersi definitivamente soltanto nel febbraio del  1947, ad oltre un anno e
          mezzo dalla  fine  della guerra.  A questo punto, con la decisione di  sciogliere il
          ministero  dell'Assistenza  Post-bellica,  per  le  autorità  italiane  la  questione  dei
          reduci poteva considerarsi chiusa.zs






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