Page 136 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Anna Mmia Isastia


          però sia  capire le vicende  successive all'8  settembre, sia la  dolorosa vicenda di
          un milione e mezzo di  soldati prigionieri; molti dei quali in paesi "amici".
             L'ultima parte del discorso entrava nel merito di  quanto era stato fatto  e di
          quanto si stava facendo.  Le più ottimistiche previsioni non impedivano comun-
          que di  prendere atto che a Natale  1945  ancora 350mila soldati sarebbero stati
          lontano dall'Italia.2o
             A partire dal dicembre '45, la scena politica italiana  fu  dominata dalla  figura
          del leader democristiano Alcide De Gaspcri, ma, per quanto riguarda la questio-
          ne dci  prigionieri di  guerra, ancora una volta le  cose non subirono un cambia-
          mento sostanziale dal momento che, se da una parte è vero che il 1946 fu  l'an-
          no in  cui  si  completarono  i rimpatri,  con  qualche  strascico  ancora  durante  il
          1947, dall'altra parte è doveroso sottolineare come, terminata la fase di emergen-
          za,  fu  attuato il progressivo  smantellamento di  tutta  l'organizzazione  di  acco-
          glienza realizzata nei  mesi  precedenti e,  soprattutto, al  di là di alcuni  provvedi-
          menti  legislativi  approvati  per  favorire  il  rcinserimento  dci  reduci  nel  mondo
          lavorativo, le autorità politiche italiane promossero una sostanziale rimozione di
          tutta la questione.
             Consapevole dci profondi malumori che serpeggiavano nella popolazione e
          tra i prigionieri, il capo del Governo decise di  far trasmettere un suo radiomes-
          saggio all'indirizzo di  tutti i prigionieri per il giorno di  Natale 1945, per sottoli-
          neare  la  presenza  delle  autorità  a  fianco  dei  prigionieri  e  per  attribuire  ogni
          responsabilità dell'attuale stato di cose soltanto agli  Alleati.
             In questo radiomessaggio Dc Gasperi, prospettando l'immagine di un Paese
          devastato da una guerra voluta soltanto dalla dittatura fascista, senza alcuna con-
          sultazione c concorso del popolo, paralizzato nelle comunicazioni e nelle indu-
          strie,  insidiato  dalle  malattie  c  minacciato  dalle  carestie,  assicurava  che,  nono-
          stante questo, si stava  facendo tutto il possibile per agevolare il ritorno in  Patria
          dei prigionieri, sia come atto dovuto nei  confronti delle  famiglie,  sia perché lo
          stesso governo riconosceva in quei giovani le energie vitali per la ricostruzione.21



          I  rimpatri de11946-47


             Poi finalmente,  a partire dal gennaio '46, ebbe inizio il  programma effettivo
          dei rimpatri da parte degli  Alleati,  mentre per gli  internati reduci  dai  campi di
          concentramento tedeschi l'emergenza era terminata già da qualche mese.
             Si  calcolò che dagli  Stati Uniti, a tutto il gennaio di  quell'anno, fossero rien-
          trati circa 30mila ex prigionieri di guerra. Essi giungevano prevalentemente pres-
          so  il porto di  Napoli  con  navi  americane  che,  successivamente,  imbarcavano




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