Page 139 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Repubblica e F'01ze Art11ate
in mani britanniche, 92mila in mani americane, 85mila in mani francesi, SOmila
uomini prigionieri dei tedeschi e finiti nella zona di occupazione russa, 40mila
in mani jugoslave di cui non si sapeva nulla, così come non si avevano dati certi
per i prigionieri in territorio russo.2s
A questo proposito, il 29 agosto, a due giorni cioè dalla chiusura dci possibi-
li controlli, L'Uomo qualunque pubblica un articolo infuocato.
<<Noi non sappiamo - o vogliamo jàr finta di non sapere - a cbi
p1'ema, a cbi faccia comodo, a chi sia necessaria tanta fretta. Noi .wp-
piamo tuttavia cbe i registli elettorali debbono essel'e tenuti a disposizio-
ne del pubblico, senza soluzione di contimtità, fino al giorno delle elezio-
ni, e meglio ancora fino ad elezioni già avvenute>>. 2 9
Sottolinea infatti l'autore dell'articolo che imporre un termine «per cui da
domani sera in poi, chi s'è visto s'è visto», rende il diritto di voto «insidiato, muti-
lato, condizionato, impedito con pretesti speciosi».1o
A marzo 1946 il presidente del Consiglio De Gasperi ricevette una delegazio-
ne del Comitato per il ritorno dei prigionieri presieduto da Giuseppe Romano.
In quella occasione i familiari dei prigionieri minacciarono di astenersi dal voto.
Più significativa appare però la necessità di difendersi dall'accusa
«di fautori della guerra fasci.rta poiché da soldati per noi non tJi era
altra alternativa cbe di ubbidire, che i soldati non possono chiedersi qNale
sia la bandiera che sventola .ftll campo avverso purcbé sttl prop1io Cttmpo
stJentoli la propria bandiera e noi combattemmo per la bandiera italia-
na.[. .. ] Quando noipartimmo abbandonando le nostre case, i nostri emi,
il nostro lavoro, non era stato an com iJCirato il concetto di guerra giusta
ed ingiusta, concetto che fu invece fmtto del senno di poù>.3 1
Dunque i soldati visti come responsabili della guerra.
Si pensò anche all'improbabile ipotesi di far votare i prigionieri nei campi di
concentramento, ma la legge elettorale passò «senza che neanche una parola
fosse rivolta ai disgraziati ma eroici figli lontani>>32 e la dichiarazione del ministro
della Guerra che si impegnava a far rientrare i prigionieri in autunno, vale a dire
dopo le votazioni, indusse Giuseppe Romano a ritirare la sua adesione ad una
lista di candidati, in segno di protesta.
Sulla questione intervenne anche, ad aprile 1946, Cit;iltà Cattolim, la rivista dei
Gesuiti, che esprimeva il pensiero del Papa Pio XII:
<<Alle elezioni amministrative 11011 banno potuto pmtecipare centina-
ia di migliaia di prigionieri di guerm, i quali ptm avrebbero qualcbe
parola da dire circa il tiassetto e il nuovo OJientaiJiento della pat1ia
c01m111e [. .. ]; è tuttavia da sperare cbe per le prossime elezioni politiche e
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