Page 142 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Anna Maria Isastia

          guerra persa e  della  disfatta dell'8  settembre.  Inoltre  non erano politicamente
          organizzati e  questa  massa imponente rappresentava una incognita  potenzial-
          mente pericolosa.
             A queste argomentazioni di carattere politico, che potevano costituire moti-
          vo di disappunto per i prigionieri, si aggiunse anche il risentimento per quello
          che ai loro occhi si delineava come un diverso  ed ingiusto trattamento di tipo
          economico, che li vedeva nettamente sfavoriti nei tanti provvedimenti legislativi
          volti ad agevolare altre categorie di ex combattenti. Così, durante tutto l'autun-
          no '45, giunsero alla Presidenza del Consiglio o ai singoli prefetti delle città inte-
          ressate lettere  e  telegrammi da parte  di gruppi di  reduci,  che lamentavano  lo
          stato di cose esistente.
             Alla fine del 1945 un gruppo di ex internati di Cosenza si rivolse al prefetto
          e a tutte le autorità politiche competenti, denunciando che
                     <<dopo  tante  sqfferenze  eccoci  oggi senza nessun  lavoro,  disoccupati,
                   bisognos~  senza  l'aiuto  di  nessuno,  sebbene  Enti superiori  emanino
                   disposizioni per zJ cotiforto  e l'assistenza ai reduci dalla prigionia e ai
                  partigianù>.4t
             Un altro gruppo di reduci dalla Germania scriveva:
                     «Vediamo questi partigian~ questi liberatori ben vesti~ bere,  canta-
                   re, passarci vicino perché si sentono forti e perché il Governo molto spes-
                   so li premia. E noi? Per chi fu il nostro sacrificio dunque? Per chi abbia-
                   mo rifiutato di collaborare con il nemico?>>.42

             Il 12 settembre 1946 la Federazione Provinciale Reduci di Piacenza, presie-
          duta da  Elio Nicolardi,43  decise  di rivolgersi  al  ministero  dell'Assistenza Post-
          bellica con un comunicato che, oltre a denunciare un'evidente discriminazione,
          richiedeva anche un opportuno intervento.
                     «La  Federai}one  Provinciale  Reduci  di  Piacenza»,  si  leggeva,
                   «interprete dei sentimenti e delle  richieste dei propri associa~ e certa di
                   esprimere un sentimento comune a tutti i reduci della prigionia,  rappre-
                   senta alle Autorità in indirizzo l'opportunità che  ai reduci e alle loro
                   necessità venga portata tutta la vigile attenzione che tale problema meri-
                   ta.  Essi hanno piena  coscienza  di  rappresentare  una  delle  essenziali
                  forze della Resistenza e della rinascita della Patria.  Sanno che senza il
                   duro  e cruento  sacrificio  di  600mila  internati  in  Germania,  la  voce
                   dell'Italia libera dal fascismo sarebbe rimasta senza eco; sanno che senza
                   l'accorrere generoso di centinaia di migliaia di cooperatori verso le poten-
                   ze  detentrici  cobelligerantz~  la  magnifica  resistenza  dell'Italia  invasa
                   avrebbe avuto  minimi risultati nel campo  internazionale.  Ma, fino  ad


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