Page 138 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Anna Mmia Isastia
I rimpatri dall'Urss
Del tutto particolare si rivelò il rientro dalla prigionia in Unione Sovietica, per
i modi, i tempi e gli strascichi che durarono decenni.
Il rimpatrio dei soldati prese il via a settembre 1945, senza che le autorità ita-
liane avessero informazioni precise dalle autorità di Mosca. Nell'arco di un anno
rientrarono 21.065 uomini, di cui solo 10.032 reduci dello Csir e dell'Armir. Gli
altri 11.033 erano IMI trasferiti nei campi sovietici. Gli ufficiali sopravvissuti
rientrarono dopo le elezioni del 2 giugno 1946, per evidenti motivi politici,
anche se Togliatti, in un primo momento, aveva invece sollecitato un rientro
anticipato degli ufficiali che avevano frequentato i corsi di propaganda antifasci-
sta. Tra gli ufficiali si contavano però anche i più convinti anticomunisti e que-
sto preoccupava il ministero della Guerra, che suggeriva di astenersi da manife-
stazioni e dichiarazioni che avrebbero potuto danneggiare quanti dovevano
ancora rientrare.26
Ci furono scontri duri tra la maggioranza degli ufficiali e la minoranza che
aveva frequentato i corsi di propaganda comunista e che rientrava in Italia in
buone condizioni di salute e con bagaglio al seguito, mentre tutti gli altri erano
«affamati, sporchi, laceri, con scarpe di legno».27
Alle questioni politiche si intrecciavano quelle umane, legate allo spaventoso
divario tra gli 80 - 1 OOmila uomini che il Comando italiano considerava dispersi
in Russia e i 10mila rientrati. L'opinione pubblica appariva convinta che in Urss
ci fossero ancora migliaia di prigionieri che quel governo non voleva restituire e la
questione rimase per decenni nell'agenda dei governi e della diplomazia italiana.
Conosciamo solo le vicende di un piccolo gruppo di prigionieri condannati
per motivi ideologici che poterono fare ritorno in Italia dopo la morte di Stalin.
Alloro rientro fu riservato grande clamore e accoglienze ufficiali, che non pote-
vano non avere un significativo valore politico e servirono a rinfocolare le aspet-
tative di tante altre famiglie. La leggenda degli italiani trattenuti in Russia è dura-
ta decenni e si è forse conclusa solo con l'apertura degli archivi sovietici negli
anni Novanta.
La questione del voto
Il 31 agosto 1945 si chiuse il controllo delle liste elettorali.
A quella data dovevano essere ancora rimpatriati oltre 600mila prigionieri di
guerra, che quindi non avrebbero avuto la possibilità di votare nelle prime ele-
zioni del dopoguerra. In particolare, dovevano ancora rientrare 328mila uomini
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