Page 171 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Repubblica e Forze Armate

         Afghanistan, mentre non si è ritenuto inizialmente di fare lo stesso in Iraq, forse
          per il sistema  e i  principi  sui  quali  Saddam Hussein  aveva  organizzato le  sue
          forze  militari.  Un errore,  comunque,  e  tale  si  sta  rivelando,  con il  passar del
          tempo, non escludendo anche il pericolo di replicare in terra afgana incompren-
          sioni forti verso tradizioni locali: con la differenza che in Iraq uno degli elemen-
          ti trainanti è il  petrolio, mentre in Afghanistan è "il papavero", alimentatore di
          un forte giro d'affari illecito, che alimenta a sua volta traffico d'armi e resisten-
          ze non solo locali.
            Le  relazioni  fra  Forze  Alleate  e  Forze  Armate  italiane,  soprattutto  con  la
          Forza più numerosa e meno "tecnologica", quella terrestre, non furono sempre
          idilliache,  anzi,  il  contrario,  proprio  perché,  soprattutto  a  livello  operativo,  la
          fiducia  degli  anglo  americani  nei  confronti degli  italiani  era,  almeno  agli  inizi,
          alquanto scarsa, a causa delle ritirate effettuate e delle sconfitte da questi ricevu-
          te: il pragmatismo anglosassone analizzava solo i risultati concreti e non poteva
         valutare in positivo quelle operazioni militari conclusesi sfavorevolmente, anche
          se era emerso comunque il valore del soldato italiano, come nel caso in cui fu da
          loro concesso l'onore delle armi al Duca d'Aosta all'Amba Alagi.
            Un altro  elemento dell'epoca,  da considerare, che  può sembrare minimale,
          ma non lo fu, era quello della conoscenza della lingua inglese, che non era tanto
          diffusa tra gli ufficiali italiani, i quali sapevano molto spesso solo la lingua tede-
          sca,  per intuibili  motivi di  politica  estera  nazionale.  Ragion  per cui  spesso  la
          comunicazione non veniva  trasmessa o  recepita correttamente, forte limite ad
          una collaborazione già difficile.
            Certamente vi furono delle eccezioni, ma complessivamente da molti docu-
          menti, specialmente militari, si rilevano numerosi casi in cui i nostri militari non
          furono tenuti in molto conto, non solo quindi ad alto livello diplomatico e mili-
          tare, dove in realtà non ci considerarono quasi mai "cobelligeranti", nonostante
          l'impegno delle Forze Armate, riorganizzatesi dopo la fine del regime, decreta-
          ta proprio dal Gran Consiglio del Fascismo, e i dolorosi avvenimenti seguenti.
            Tra i casi rari di reale apprezzamento da parte degli ''Alleati" nei confronti di
          militari italiani e membri della Resistenza, che hanno permesso un numero indi-
          cibile di  pericolose "missioni oltre le linee", altrimenti non realizza bili, con un
          numero di Caduti notevolissimo e spesso piombato nell'oblio,  non dobbiamo
          dimenticare quello  non molto conosciuto dell'808°  Btg.  C.S.,  sezione del SIM
          italiano, quindi ente informativo italiano (unità controinformativa), ma operan-
          te  sotto la diretta direzione alleata  e  compreso nell'organico  di guerra inglese;
          dipendeva  amministrativamente  e  disciplinarmente  dallo  Stato  Maggiore
          Generale Italiano, mentre per tutte le pratiche di controspionaggio e per le ope-
          razioni, dipendeva dall'AFHQ.6 Riceveva le sue direttive generali dalla cellula G2

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