Page 184 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Maria Gabriella Pasqtta!ini
ma in teatro di opcrmdoni di almeno un anno, eventualmente rinnovabile, men-
tre la particolare legislazione italiana riguardante le missioni all'estero ne aveva
fatta preferire una di durata inferiore ai sei mesi, obiettivamente più favorevole
ai militari inviati all'estero in questi casi. A mano a mano, quindi, gli avvicenda-
menti, almeno di alcuni ufficiali, cambiarono per poter adeguare alle richieste
internazionali i tempi di permanenza, se non di tutto il contingente almeno dei
responsabili.
Sempre nei Balcani, nel quadro della presenza militare a livello internazionale
si comprese che vi era un vuoto di competenze, con riflessi sul livello operativo,
derivante dai diversi compiti istituzionali della SFOR (Jtabilization F''orce) e della
IPTF, cioè si percepì la mancanza di una forza speciale di polizia internazionale.
Questo vuoto impediva di preparare efficacemente in Bosnia le premesse a
quella che era ritenuta una stabilità necessaria nei Balcani per l'Europa stessa: la
componente militare non era addestrata per gestire situazioni civili di crisi, men-
tre la forza speciale di polizia internazionale non svolgeva alcun compito opera-
tivo, in c1uanto aveva come mandato quello di osservare e addestrare, sem~a
alcun compito di imposizione (enforceJJJetl~, perché si escludeva qualsiasi inter-
vento diretto in operazioni di polizia, agendo tale forza disarmata. Dunque, la
situazione contingente lasciava sicuramente spazio a chi non desiderava il ritor-
no della piena legalità, per fomentare disordini e perpetrare condizioni di facile
sviluppo delle attività criminali e di illeciti guadagni. Soprattutto, non si riusciva
a passare alla fase cosiddetta del "processo di auto alimentazione della pace",
forse uno degli obbiettivi più difficili da conseguire, non solo nei Balcani, se
consideriamo la situazione attuale in Afghanistan c in lraq.
Presa coscienza della situazione, allo scopo di migliorare la presenza multina-
;donale in Bosnia, in una riunione del 20 febbraio 1998 i sedici ministri degli
Affari Esteri della Nato decidevano di creare un'unità di pubblica sicurezza per
i casi di emergenza: una forza di polizia professionale, a ordinamento militare,
particolarmente addestrata per operare in situazioni di grande instabilità civile.
Veniva così autorizzata la costituzione di una MSU O\!Iultinational Specialùed
Uni~,42 formazione a livello di reggimento, da porre alle dirette dipendenze del
comandante delle operazioni della FOF (F'ol!oJJ! on1•'one) in Bosnia-Erzegovina:
quella forza ridotta con alcune differenze di mandato che avrebbe dovuto sosti-
tuire quanto prima la SFOR nel tentativo di stabilizzare l'area, con sempre più
finalizzate forme di intervento militare multinazionale:'3
Fu richiesto all'Italia, da parte degli alti Comandi della NATO, di progettare
questa nuova Forza di cui è stata in realtà l'ispiratrice. Non si trattò più solamen-
te di partecipare a formazioni con compiti e caratteristiche già decise altrove.
L'Italia, e quindi l'Arma dei Carabinieri, quale sua espressione professionalmen-
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