Page 187 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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        do in una tradizione di formazione di polizie locali, ben nota fin dai tempi della
        Missione interforze a Creta iniziata nel 1898 c terminata nel 1906.
           Del resto,  forte  proprio di  questa tradizione, l'Italia si  sta ponendo come la
         nazione  leader  nel  settore  dell'addestramento  e  creazione  di  Polizie  locali  eli
        vario  tipo,  tanto  che  è  nata,  con sede  dello  stqff di  comando  a Vicenza,st  per
         conto della Unione Europea, una "gendarmeria europea", una forza per le aree
         di crisi, che prende a modello sia i Carabinieri italiani sia i gendarmes francesi, la
        EUROGENDFOR.sz  Uomini  c  donne  dalle  forze  di  polizia  ad  ordinamento
         militare saranno integrati in questa nuova Polizia; cd è proprio l'Italia la promo-
         trice di questa Forze insieme alla Francia. Per i Carabinieri non ci saranno com-
         piti nuovi, in quanto l'unica novità sarà quella di integrarsi in un Corpo multina-
         zionale, ma la loro esperienza è molto conosciuta ed apprezzata nella UE e nella
         NATO.  I~ una  forza  che  potrà  essere  impiegata  nelle  missioni  internazionali,
         nelle  aree  di  crisi  per scongiurare  il  sorgere  eli  conflitti, supportare operazioni
         militari in caso di intervento militare o per assicurare la transizione durante fasi
         di disimpegno militare.sJ
           Sempre a Vicenza è la sede del CO ESPU (C enter rif Exce!/ence jor S tabi!iry P o/ice
         Units)  dedicato alle Forze di Polizia, in particolare, ma non solo, di Stati africani
         c considerato elemento fondamentale della politica del G8 per la stabilizzazione
         del  continente africano.  Questa è una delle  iniziative  che sono state varate dal
         vertice del G8 di Sea Island, dove appunto l'Italia ha co-patrocinato con gli USA
         un  Piano  d'Azione  denominato  Expanding  G!obal  Capactfy  for  Peace  Jupport
         Operations. Si tratta di formare nel Centro circa 7.500 peace-keepers. Il Centro, oltre
         a preparare i futuri  poliziotti, vuole  formare  anche i "formatori" e  fungere  da
         serbatoio  di  pensiero,  per  elaborare  una  dottrina  comune  per  l'impiego  delle
         unità di Polizia nelle operazioni di  supporto alla pace.
           Dalla fine degli anni Novanta dunque, a seguito, delle partecipazioni qualifi-
         cate  delle  sue  Forze  Armate,  l'Italia  ottiene  sempre  maggiori  riconoscimenti
         internazionali che portano a posti di  comando di alto  profilo e ad  una politica
         estera  nel  settore  specifico,  che  riscuote  consensi  in  campo  internazionale.
         Ancora nel marzo 2004,st in una intervista pubblicata sul Corriere della Sera Kofi
         Annan  esprimeva  il suo  positivo  apprezzamento  per  quello  che  continua  ad
         essere  il  contributo italiano  alle  operazioni di  pace.  Ha sempre dichiarato  che
         l'Italia è un partner ideale per le  Nazioni Unite.
           Se consideriamo i comandi ottenuti da ufficiali delle Forze Armate italiane, si
         può notare come nel rapido lasso di  tempo di un lustro, i comandi di cui sono
         investiti ufficiali generali italiani si susseguono: ricordo che nell'ottobre del2000,
         ad  esempio, il  tenente generale Cabigiosu assunse il  Comando di KFOR (4):  la
         Nato aveva designato il generale italiano al  prestigioso incarico, riconoscendo il


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