Page 27 - Giuseppe Garibaldi. L'Uomo. Il Condottiero. Il Generale - Atti 10 ottobre 2007
P. 27

27
            Giuseppe Garibaldi. l ’ uom o, il condottiero, il Generale

            te di cannoncini e ottimisticamente definite “cannoniere”.
                Nella capitale siciliana, inopinatamente, il Generale venne in possesso di una
                                                                        (13)
            nave da ¨guerra, la pirofregata Veloce, in realtà una corvetta a ruote,  della Marina
            borbonica, che il comandante Anguissola portò a disertare a Palermo. L’idea era di
            passare alla squadra sarda comandata dal Persano, ma la nave finì a Garibaldi perché
            l’ammiraglio vercellese temeva complicazioni diplomatiche. Giunta a Palermo il 10
            luglio, già il giorno successivo l’unità, ribattezzata tuköry, uscì alla caccia del piro-
            scafo elettrico che doveva trasportare truppe; non lo trovò, ma catturò due piccoli
            vapori, l’elba e il Duca di Calabria, che condusse a Palermo. A Milazzo, il 20 luglio,
            il tuköry sostenne dal mare, con i suoi cannoni, l’ala sinistra garibaldina, svolgendo
            bene il compito assegnatogli, ma poi il Dittatore pretese che girasse la penisola e
            sostenesse dal lato opposto l’assalto finale a Milazzo: la nave si avviò per eseguire
            l’ordine, ma il cilindro di destra si sfondò e l’operazione non fu eseguita. Garibaldi si
            infuriò, e voleva addirittura fucilare il comandante Liparachi, assolto invece da ben
                                         (14)
            tre successivi Consigli di guerra.  Il tuköry non poté essere efficacemente riparato,
            ma venne impiegato ugualmente per trasporti e poi, il 13 agosto, per tentare un’im-
            presa temeraria nel porto nemico di Castellammare di Stabia. Vi si trovava il vascello
            Monarca, il cui comandante, C.V. Vacca, era d’accordo di cedere la nave, ma la notte
            dell’attacco era assente e il secondo, Guglielmo Acton, organizzò la difesa e respinse
            gli attaccanti, che alla fine arrancarono penosamente fuori dal porto e si salvarono
            solo perché i borbonici non li inseguirono.
                L’operazione più importante fu però il forzamento dello Stretto, malgrado la pre-
            senza di una superiore forza navale fedele ai Borboni. Il Castiglia spostò sul lato
            settentrionale della costa messinese la sua “flottiglia leggera” e il 9 agosto tentò di
            attuare, di conserva col Dittatore, una operazione congiunta, che avrebbe visto sbar-
            care sul litorale settentrionale della Calabria 300 uomini al comando del colonnello
            Musolino, destinati a compiere un colpo di mano sulle fortificazioni nemiche, mentre
            Garibaldi sarebbe sbarcato con 2.000 uomini e tre vapori dal lato opposto. In realtà
            solo 188 uomini misero piede a terra col Musolino e dovettero rifugiarsi sui mon-
            ti, mentre la seconda operazione non ebbe nemmeno inizio. Castiglia ritentò subito
            dopo, nella notte tra l’11 e il 12 agosto, con 50 barche, che avrebbero dovuto traspor-
            tare 600 uomini, ma le imbarcazioni furono scoperte e dovettero tornare indietro.
            Fortunatamente, le fregate napoletane non erano intervenute contro i primi tentativi
            delle barche.


            13  Corvetta venne infatti classificato il tuköry nella flotta italiana (1863).
            14  Da allora però Garibaldi gli serbò rancore. Al momento dell’unificazione, sull’elenco degli uf-
               ficiali della Marina siciliana candidati a passare nella Marina nazionale unificata, a fianco del
               nome del Liparachi, il Generale scrisse: “non è degno di appartenere alla Marina italiana”.
   22   23   24   25   26   27   28   29   30   31   32