Page 147 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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             presenti . Certamente, si trattò di un nucleo modesto di militari, all’incirca una
             decina, ma abbastanza da testimoniare la necessità di avere in un’area decisamen-
             te calda la presenza di un piccolo ma efficiente contingente di Carabinieri pronti
             a prestare la propria opera a favore del Paese e degli italiani. Così si esprimeva il
             periodico dell’Arma: “al di sopra di questo compito di pura e semplice – anche
             se rischiosa – polizia protettiva, quei carabinieri ne assolveranno un altro ben più
             alto ed umanitario: essi si prodigheranno in favore dei nostri connazionali resi-
             denti in quella città porgendo loro il materno aiuto della Patria lontana ma sempre
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             vigile sui suoi figli che, sparsi pel mondo, ne onorano il nome” .
                Un’altra esperienza importante fu quella della gestione delle ex-colonie tra le
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             quali, forse, le vicende meno conosciute sono riferibili all’Eritrea e alla Libia .
             Nel 1947, in Eritrea, ancora si stavano avvicendando i Carabinieri nel garantire
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             una presenza minima sul territorio che oramai era divenuto una ex colonia . in-
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             fatti, allo scoppio della 2  Guerra Mondiale, in Eritrea i Carabinieri parteciparono
             attivamente alle operazioni con gli altri reparti dell’Arma. Con la resa di Asma-
             ra, il 1° Aprile 1941, l’Eritrea passò sotto il controllo inglese. In tale situazione,
             l’Arma dei Carabinieri presente in Colonia rimase al proprio posto a tutela della
             popolazione e, particolarmente, della comunità nazionale. Va detto che le autorità
             britanniche impiegarono i Carabinieri, seppur prigionieri di guerra, fino all’armi-
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             stizio quando furono considerati “collaboratori in semi-libertà” .
             45  Si veda il periodico “Il Carabiniere”, a. 1948, n. 10, p. 8, “Una lontana eco della Festa
                dell’Arma”. La didascalia della foto è la seguente: “Gerusalemme (Palestina) 5 giugno
                1948. Un pugno di Carabinieri in territorio straniero, dimentichi per un momento della
                guerra, dei lutti e delle devastazioni che li circondano, stretti attorno all’amato Tricolore ed
                ai rappresentanti del Governo italiano (sono tra loro il Console generale comm. Salimbeni,
                il vice console ed il segretario del Consolato), solennizzano – così, semplicemente, senza
                feste e senza parate – il 134° Anniversario della Fondazione dell’Arma, ricordandone le
                secolari tradizioni ed i caduti gloriosi”.
             46  Si veda “Il Carabiniere”, a. 1948, n. 5, p. 15, “Nel Medio Oriente e in Africa”.
             47  Per una visione di sintesi, ma efficace, AnnA bAldinetti, La formazione dello Stato e la
                costruzione dell’identità nazionale, in KAriM MezrAn – Arturo vArvelli (a cura di), Libia.
                Fine o rinascita di una nazione? Roma, Donzelli editore, 2012, pp. 11-12. Si veda anche,
                per questioni comuni alle ex-colonie, GiAnluiGi rossi (a cura di), Italia-Libia- Storia di un
                dialogo mai interrotto, Roma, Editrice Apes, 2012, pp. 89-91.
             48  Si veda “Il Carabiniere della nuova Italia”, a. 1947, n. 3, p. 2, “Ritorno in Africa. Il 17
                marzo u.s., a Napoli, 38 militari dell’Arma si sono imbarcati sulla Motonave “Vulcania”
                diretti  in  Eritrea.  La  notizia,  diffusasi  in  un  baleno,  in  tutta  Italia,  è  stata  ampiamente
                riportata e commentata dalla stampa quotidiana di ogni colore, che ha anche pubblicato
                alcune fotografie dell’avvenimento. Sono 38 carabinieri – offertisi volontari – che si recano
                laggiù, nella lontana colonia primogenita, a dare il cambio ad altrettanti commilitoni colà
                rimasti a disimpegnare il proprio servizio, anche se sulle loro caserme più non sventoli il
                tricolore e se la lingua ufficiale non sia più quella della loro Patria”.
             49  Ministero dellA diFesA, Ai Caduti nelle missioni all’estero, Roma, [s.n.], 2009, p. 13.
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