Page 175 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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II SeSSIone - Forze ArmAte e SocIetà                                175



             L’Esercito Italiano dalla Repubblica
             all’adesione alla NATO



             Fabrizio GiarDini    1




                   el 1945, terminata la Seconda Guerra Mondiale, mentre già si profilava la
             N contrapposizione del mondo in due blocchi, i vertici anglo-americani, in
             attesa che il trattato di pace con l’Italia ne definisse chiaramente la posizione nel
             contesto internazionale, decisero che l’organizzazione delle nostre forze avrebbe
             dovuto rispondere ad un’unica esigenza fondamentale. secondo il suggerimento
             degli organi di controllo politico-militari alleati in Italia, infatti, le Forze Armate
             ed in particolare l’Esercito italiano dovevano, per prima cosa, mantenere l’or-
             dine pubblico, in un momento di gravi perturbamenti politici dovuti al delicato
             passaggio da una forma di governo dittatoriale a quella democratica. La difesa
             delle frontiere da invasioni straniere, che era stata da sempre il compito precipuo
             delle Forze Armate, passò in secondo piano di fronte alla preminente necessità di
             garantire l’ordine sociale e politico interno. Più che un colpo di mano jugoslavo
             nella Venezia Giulia gli anglo-americani temevano che in Italia, come in Grecia,
             potesse scoppiare una guerra civile, scatenata dalle formazioni comuniste e socia-
             liste della resistenza antitedesca. Nell’immediato secondo dopoguerra, con i Cara-
             binieri in crisi di riorganizzazione al nord, dopo che la Repubblica Sociale Italiana
             aveva transitato l’Arma nella Guardia Nazionale Repubblicana, ed il Corpo degli
             Agenti di Pubblica Sicurezza ridotto ai minimi termini dal regime fascista, che
             aveva privilegiato la MVSN per l’espletamento dei compiti di ordine pubblico,
             l’Esercito Italiano dovette farsi carico del mantenimento della quiete pubblica e
             dell’ordine costituito, soprattutto in previsione del referendum istituzionale del
             1946, che avrebbe definito il quadro istituzionale dell’Italia. La dislocazione delle
             grandi unità tradiva che le preoccupazioni di ordine pubblico venivano dalla zona
             dove aveva operato la Repubblica Sociale Italiana, che era poi la stessa dove più
             forte si erano fatti i legami tra popolazione e movimento partigiano e dalla sici-
             lia dove fervevano movimenti separatisti. Infatti, solo due divisioni si trovavano
             schierate a difesa dei confini orientali. I vertici militari italiani tuttavia non gradi-
             rono il punto di vista alleato, rifiutando la riduzione delle Forze Armate a semplice
             strumento per garantire l’ordine pubblico. Nel dicembre 1945, il Capo di Stato
             Maggiore Generale arrivò a scrivere: “Sembra che gli Alleati vogliano attribuire


             1  Tenente  colonnello  t.  ISSMI,  Capo  della  1ª  Sezione  dell’Ufficio  Storico  dello  Stato
                maggiore dell’Esercito
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