Page 179 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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             Lampione e Linosa) e le coste sarde verso la Corsica. Inutile dire come il Governo
             italiano e gli stati maggiori delle Forze Armate rimanessero profondamente con-
             trariati di fronte al Trattato il quale, come fece notare De Gasperi, lasciava l’Italia
             “completamente indifesa”. Le rettifiche imposte alla nostra frontiera occidentale,
             secondo il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Raffaele Cadorna, cor-
             rispondevano alle aspettative storiche dei vertici militari francesi di migliorare
             le condizioni di sbocco nelle vallate alpine piemontesi per avere uno preventivo
             vantaggio strategico sull’Italia. Ancora più grave si presentava la situazione sulla
             frontiera orientale poiché la nuova linea di confine rendeva impossibile predi-
             sporre la difesa sull’Isonzo e sull’intera linea retrostante, lasciando qualche pos-
             sibilità solo lungo il Tagliamento, ma anche in questo caso era necessario avere
             a disposizione forze molto più consistenti di quelle concesse dal Trattato di pace.
             Le truppe disponibili avrebbero potuto fornire solo una modesta copertura in cor-
             rispondenza di una delle due frontiere in attesa di rinforzi alleati, essendo nella
             impossibilità assoluta di salvaguardare l’integrità dl territorio nazionale. Scrisse a
             riguardo nell’ottobre 1947 il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito: “Dalla somma
             delle clausole territoriali e di quelle militari propriamente dette deriva all’Italia
             l’imposizione di tenere le porte aperte e, altresì, sguarnite di quel minimo di difesa
             necessaria a scongiurare facili tentazioni ad eseguire, da parte di chiunque, non
             solo vere e proprie aggressioni, ma anche semplici colpi di mano. Infatti il Trattato
             di pace, mentre ha lasciato all’Italia effettivi militari che sarebbero potuti sembra-
             re sufficienti alla difesa del territorio, qualora non fosse stato intaccato il naturale
             valore difensivo delle vecchie frontiere, impone tali restrizioni da annullare ogni
             pratica possibilità di assicurare con tali effettivi una efficace difesa, sia pure per un
             tempo assai limitato.” Le clausole militari del Trattato, inoltre, erano la conferma,
             compresa fin dal 1945 dagli Stati Maggiori delle Forze Armate, dell’assoluta vul-
             nerabilità dell’Italia, la quale poteva essere superata solo inserendo il nostro paese
             in un sistema di alleanza che in quale modo sopperisse alla nostra scarsissima
             capacità militare.
                Sotto la guida del nuovo Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il Generale
             Marras, continuò l’attività di ricostruzione della forza armata di terra. La pre-
             ponderanza assegnata alla difesa interna sulla difesa da aggressioni esterne, non
             disgiunta all’azione politica preoccupata più del mantenimento dell’ordine pub-
             blico che del contesto delle alleanze internazionali, indussero Marras a pospor-
             re la riorganizzazione della componente operativa rispetto a quella territoriale.
             Così, principale attenzione fu dedicata al settore dell’addestramento dei quadri e
             delle truppe. Nel 1947-1948 furono costituiti i centri di addestramenti avanzato
             (CAAR) per le reclute delle armi tecniche (artiglieria e genio), 4 scuole specia-
             listiche (la Scuola di carrismo, la Scuola meccanici ed operai di artiglieria, la
             Scuola di artiglieria controaerei e la Scuola militare alpina) e la Scuola Allievi
             Sottufficiali. Quest’ultima, istituita a Spoleto nel 1948, aveva come obbiettivo
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