Page 176 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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             al futuro nostro Esercito un compito prevalentemente di tutela dell’ordine pubbli-
             co. Se così fosse, migliore soluzione sarebbe portare a 200 mila uomini la forza
             dei Carabinieri, abolire l’Esercito, dichiarare la neutralità perpetua e affidarci alla
             generosità e alla buona fede delle nazioni confinanti.” Gli stati maggiori, pur con-
             sapevoli delle scarse possibilità di iniziativa riservate all’Italia nel dopoguerra,
             aspiravano a raggiungere una minima di efficienza bellica che ci permettesse di
             presentarci nel contesto internazionale come un possibile alleato capace di ga-
             rantire la difesa dei propri confini e di dare, in termini militari, un contributo alle
             operazioni di guerra condotte da un eventuale grande coalizione. Questo disegno
             dei vertici militari nazionali si scontrava però con l’ostilità soprattutto britannica.
             L’atteggiamento della Gran Bretagna verso le Forze Armate italiane discendeva
             da una linea politica volta ad inserire l’italia del dopoguerra nella propria sfera
             di influenza. L’Italia doveva essere una piccola potenza sul cui apparato militare
             il Regno Unito potesse mantenere, sia pure in forma indiretta, un certo controllo.
             solo dopo il Trattato di pace e la grave crisi economica che costrinse in breve
             tempo la Gran Bretagna a ridimensionare le proprie ambizioni su scala mondiale,
             l’Italia poté uscire dallo stretto controllo inglese ed acquisire una certa libertà di
             manovra anche in campo estero grazie al sostegno statunitense. Nel passaggio
             dalla sfera di influenza militare britannica a quella degli Stati Uniti, l’apparato e
             l’industria militare italiani trassero gran beneficio, sotto forma di finanziamenti e
             di forniture belliche gratuite.
                Già  nel  maggio  1945,  il  Ministro  della  Guerra  Casati  aveva  proposto  agli
             Alleati  l’ordinamento  generale  da dare  al futuro l’Esercito:  un’organizzazione
             centrale articolata su Ministero e Stato Maggiore (circa 2.000 persone); truppe
             per la difesa delle frontiere (5 gruppi di combattimento e il reggimento fanteria
             Garibaldi formato dagli ex combattenti nelle omonime formazioni in Jugoslavia
             e 2 raggruppamenti alpini da costituire), per un totale di 65.000 uomini; truppe
             per il controllo del territorio (le 3 divisioni per la sicurezza interna e 1 brigata
             da costituire per ogni comando militare territoriale), per un totale di 40.000 uo-
             mini; l’organizzazione scolastica (Accademia militare e Centro addestramenti di
             Cesano) e logistica. In conclusione, il progetto delineava un esercito di 144.000
             uomini, carabinieri esclusi, orientato alla difesa delle frontiere, equilibrato nelle
             sue componenti, realisticamente incentrato sui reparti esistenti. Il Quartier genera-
             le alleato in italia con la direttiva n. 1 (Direttive temporanee sull’organizzazione,
             sull’addestramento e sull’impiego dell’Esercito italiano) dell’8 novembre 1945,
             che stabiliva l’ordinamento dell’Esercito nel periodo tra la fine delle ostilità e la
             stipulazione del trattato di pace, di fatto, recepiva nelle grandi linee, la proposta
             del ministro Casati. La direttiva, infatti, stabiliva, con la possibilità di revocarlo in
             ogni momento, il ritorno sotto l’autorità del Governo italiano delle forze di terra,
             con eccezione delle unità ausiliarie direttamente dipendenti dai comandi anglo-
             americani in italia e l’obbligo di mantenerle entro il limite di 5 gruppi di combatti-
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