Page 180 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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             quello di reclutare e preparare un efficiente corpo di sottufficiali rimediando così
             ad una carenza storica dell’Esercito italiano. Nei rigorosi limiti imposti da Tratta-
             to di Pace furono anche predisposti le prime misure per la mobilitazione in caso
             di guerra. Nel biennio 1947-1948 vennero diramate direttive per tenere a ruolo la
             forza in congedo e per il completamento di reparti, prevedendo l’aggiunta di un
             terzo battaglione ai reggimenti di fanteria e la mobilitazione di 3 comandi di corpo
             d’armata, 7 battaglioni alpini, 1 gruppo di artiglieria da montagna e 14 battaglioni
             fucilieri per la difesa del territorio. Il 1° giugno 1948, con i 194 carri armati in
             piena efficienza lasciati dalle truppe alleate in Italia, dopo il loro rimpatrio, fu
             costituita la prima grande unità corazzata del dopoguerra: la Brigata corazzata
             ariete, mentre la creazione di nuovi reggimenti di fanteria e artiglieria consentì di
             portare ad una struttura ternaria due divisioni (Mantova e Folgore), di costituire
             due altre divisioni binarie (Granatieri di Sardegna e l’aosta) e, infine, di assegna-
             re ad ogni divisione, schierata sulla frontiera orientale, un reggimento di cavalleria
             blindata. in considerazione dei magri bilanci destinati alla difesa e dell’attenzione
             della nazione principalmente indirizzata verso la ricostruzione del paese, di più
             non si poteva attuare al fine di migliorare la capacità operativa della forza armata.
             La situazione interna estremamente preoccupante per ipotesi di separazione in
             Sicilia, per aumento della criminalità organizzata, e per manifestazioni di piazza,
             aveva infatti indotto i governi Parri e De Gasperi ad aumentare considerevolmente
             gli organici dei Carabinieri e della Polizia di Stato tanto che i due corpi, sommati
             insieme, raggiungevano una consistenza pari a quella dell’Esercito e pesavano
             enormemente sul bilancio dello Stato, influenzando di conseguenza negativamen-
             te il bilancio delle Forze Armate.
                Nonostante questi rinforzi, ricadde principalmente sull’Esercito il compito di
             repressione dei moti di Sicilia, scossa dal movimento separatista del MIS e della
             sua ala militare dell’EVIS. Tra il 1945 ed il 1946 le divisioni di sicurezza interna
             aosta, Sabauda ed il reggimento di fanteria Garibaldi presero parte a numerose
             operazioni di rastrellamento per la lotta contro il banditismo in Sicilia. I reparti,
             appoggiati da forze di polizia e dei CCRR effettuarono battute a largo raggio e
             perlustrazioni per snidare bande armate annidate in centri abitati ed in aspre zone
             di montagna. Si ricorse anche all’impiego di carri armati leggeri, mortai, obici da
             100 mm ed aerei da ricognizione dell’Aeronautica. Nel controllo dell’ordine pub-
             blico e nella lotta al banditismo di origine delinquenziale o separatista, l’Esercito
             Italiano subì in Sicilia tra il 1945 ed il 1946 perdite sensibili. Il bilancio fu di sette
             morti in combattimento, tra cui un ufficiale, senza contare altre cause di decessi,
             come incidenti automobilistici o con armi da fuoco, oltre a venti feriti, di cui tre
             ufficiali, per colpi di arma da fuoco o schegge di bombe a mano. La Puglia fu
             un’altra regione dove si manifestarono vivi timori per il mantenimento dell’ordine
             pubblico a causa dell’esplosione di numerosi tumulti che portarono intere cittadine
             a sollevarsi ed a cacciare ogni autorità dello Stato. I fatti più gravi si verificaro-
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