Page 185 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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             l’organizzazione militare per la difesa dei cinque paesi del trattato di Bruxelles ,
             del tutto insufficiente a fronteggiare un eventuale attacco sovietico, doveva essere
             il primo passo per la creazione di una coalizione più ampia che avrebbe coinvolto
             gli Stati Uniti. Di ciò erano consapevoli i cinque firmatari del trattato ma anche gli
             stessi stati uniti d’America che manifestarono pubblicamente grande soddisfazio-
             ne per la nascita di quella nuova coalizione europea, dichiarando apertamente la
             volontà di sostenerla. Infatti, lo stesso giorno della firma del trattato di Bruxelles,
             il presidente americano Henry Truman, in un discorso al Congresso, dichiarava di
             considerare quell’atto una prova della volontà di resistere al “totalitarismo comu-
             nista” che gli Stati Uniti avrebbero appoggiato e sostenuto con ogni mezzo. Poco
             dopo il Congresso approvava la risoluzione n. 239 che, in pratica, autorizzava
             il governo americano ad entrare in qualsiasi alleanza militare a scopo difensivo
             anche in tempo di pace. in seguito alle insistenti richieste presentate al segretario
             di stato americano marshall da parte dei ministri degli esteri britannico Bevin e
             francese Bidault, nel luglio 1948 iniziarono le trattative alle quali fu invitata a par-
             tecipare anche l’Italia, relative alla formazione di un’alleanza più estesa. Queste
             si conclusero positivamente il 4 aprile 1949 con la firma, a Washington, del Patto
             Atlantico (North Atlantic Teatry Oganization: NATO).
                Oltre ai membri del Trattato di Bruxelles, agli Stati Uniti d’America e al Ca-
             nada, entrarono a far parte della NATO: la Norvegia, la Danimarca, l’Islanda, il
             Portogallo e la stessa Italia. La scelta occidentale, nonostante le forti correnti neu-
             traliste di matrice cattolica all’interno della stessa Democrazia Cristiana, era parsa
             obbligata alla classe dirigente italiana di allora e di questo erano consapevoli il
             Presidente del Consiglio De Gasperi, ma soprattutto il ministro degli Esteri Sfor-
             za. Quest’ultimo temeva, inoltre, che, in quel tipo di coalizione, senza la parteci-
             pazione degli Stati Uniti, l’Italia sarebbe stata schiacciata dal peso della Francia
             e della Gran Bretagna, i quali almeno fino al 1947, non avevano dimostrato un
             atteggiamento particolarmente benevolo verso l’Italia. Anche gli stati maggiori,
             in perfetta sintonia con il governo, erano pienamente consapevoli dell’assoluta
             necessità per l’Italia di schierarsi con l’occidente e avviare la ricostruzione delle
             Forze Armate con l’ausilio statunitense. Lo stato maggiore della Difesa in un pro-
             memoria del 30 luglio 1948, indirizzato al ministero degli Esteri, suggeriva, dopo
             aver scartato l’ipotesi di una neutralità disarmata, di avviare il riarmo, sfruttando
             gli aiuti americani secondo diverse possibili modalità (acquisto di surplus di ma-
             teriali da guerra americani ancora in Italia, utilizzo dei fondi del piano Marshall
             destinati all’Italia, accordi bilaterali diretti con la potenza di oltreoceano). Del

             2  Dopo un mese dalla firma del trattato di Bruxelles, venne istituito un Comando militare
                permanente del quale facevano parte i ministri della difesa dei cinque stati firmatari e i
                relativi capi di stato maggiore. Nel dicembre 1948, inoltre, entrava in funzione “l’Unione
                occidentale” (“Western Union”): l’organizzazione militare per la difesa dei cinque paesi del
                trattato di Bruxelles, al cui vertice fu collocato il maresciallo Montgomery.
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