Page 188 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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             zioni svoltesi il 20 dicembre 1948 al Pentagono affrontarono il concreto problema
             della Jugoslavia che secondo gli esperti militari, dopo la rottura tra Mosca e Bel-
             grado, non poteva rappresentare un serio pericolo per l’Italia. Molto più proficuo
             fu il colloquio tra Marras e il generale Schuyler della Divisione piani ed opera-
             zioni dell’Esercito statunitense in quanto pur confermando il rifiuto americano di
             cessioni immediate di materiale americano, l’alto ufficiale americano condivideva
             il disegno operativo presentato da Marras e conveniva sull’utilità per lo schie-
             ramento occidentale che le truppe angloamericani stanziate in Austria e Trieste
             ripiegassero in Italia nord orientale affiancandosi all’esercito italiano sul Taglia-
             mento. In conclusione, i colloqui, sicuramente utili per il coordinamento stretta-
             mente militare, confermarono l’assoluta disponibilità degli USA ad appoggiare la
             ricostruzione delle nostre Forze Armate ma solo dopo l’entrata ufficiale dell’Italia
             nel patto di Bruxelles e poi nell’Alleanza Atlantica. La NATO rispondeva, quindi,
             ai desideri di fondo del Governo italiano che, con l’adesione a quel patto, vedeva
             concretizzarsi un rapporto stabile e per certi versi privilegiato con gli UsA con la
             possibilità di una riarmo e dell’inserimento delle nostre Forze Armate in una coa-
             lizione moderna capace di stimolarne la crescita in senso dottrinale e tecnico. Di
             ciò Marras era pienamente consapevole e sicuramente quanto da lui riferito a De
             Gasperi e Sforza, dopo il suo rientro in Italia, deve aver apportato un contributo
             non indifferente alla loro decisione finale che, come è noto, portò l’Italia ad entra-
             re nel patto  atlantico il 4 aprile 1949. L’entrata nella NATO, comunque, non ebbe
             come conseguenza l’attuazione di una immediata politica di riarmo prima della
             guerra di Corea. Nel novembre 1949, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito
             chiese al ministro della Difesa Pacciardi che venissero stanziati fondi straordinari
             per le truppe, ma, nonostante la sua richiesta avesse trovato la piena comprensione
             del Ministro, che se ne fece convinto assertore in sede di Consiglio dei ministri,
             si scontrò con la netta opposizione del ministro del Tesoro Giuseppe Pella e dello
             stesso De Gasperi. Fin dall’immediato dopoguerra emersero, quindi, gli orienta-
             menti che la politica militare italiana avrebbe assunto negli anni a seguire della
             Guerra Fredda: forte ridimensionamento dell’importanza delle spese militari e
             mantenimento di uno stretto legame con gli alleati occidentali sotto forma sia di
             piani di assistenza militare sia di delega delle necessità difensive italiane.
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