Page 186 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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             resto, il Generale Trezzani, Capo di Stato Maggiore della Difesa, fin dal 12 aprile
             1948, aveva scritto ai capi di stato maggiore delle tre Forze Armate, invitandoli a
             definire i programmi di potenziamento che avrebbero essere richiesti all’Italia al
             momento del suo ingresso nel Patto Atlantico. il generale Trezzani voleva che cia-
             scuna forza armata, partendo dal presupposto che il compito militare minimo era
             quello di garantire la difesa della penisola, definisse le sue esigenze di massima.
             Questo punto di vista era pienamente condiviso dal ministro della difesa Pacciar-
             di, che il 23 settembre 1948, scriveva al Ministero degli affari esteri, chiedendo di
             avviare con la massima urgenza trattative dirette con gli Stati Uniti per ottenere,
             forniture di armamenti per l’Esercito l’Aeronautica e la marina.
                La dottrina militare italiana del secondo dopoguerra aveva già preso coscienza
             della “denazionalizzazione della difesa”. Il Generale Cadorna nella sua relazione
             presentata alla fine del suo mandato come capo dello Stato Maggiore dell’Eser-
             cito nel febbraio 1947, aveva chiaramente affermato che le forze terrestri, nelle
             dimensioni allora attuali e in quelle prevedibili nell’immediato futuro, non sa-
             rebbero state in gradi di provvedere alla difesa della nazione. Era una situazione
             del tutto nuova per l’Italia dell’immediato dopoguerra che per la prima volta, dal
             1861, veniva a trovarsi in una situazione di assoluta dipendenza da un eventuale
             intervento militare alleato necessario alla difesa dei propri confini. Una volta che
             il governo ebbe preso la decisione di aderire all’alleanza atlantica incaricò proprio
             gli stati maggiori di verificare, presso i vertici politico-militare americani, quanto
             l’eventuale adesione italiana all’alleanza atlantica avrebbe garantito la soluzione
             concreta dei problemi della difesa nazionale e l’automatico intervento delle truppe
             statunitensi in caso di aggressione all’Italia: tra il 2 e il 22 dicembre 1948 il Capo
             di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Efisio Marras, fu appositamente inviato
             in missione a Washington. Il suo compito era quello di ottenere la concessione di
             materiale  bellici per facilitare il nostro riarmo e, soprattutto, capire se nella pia-
             nificazione strategica per la difesa dell’Europa da parte americana era compreso
             il  territorio italiano. Dopo un’iniziale cautela reciproca, nei colloqui avuti il 3
             dicembre con il suo omologo, Generale Bradley, Marras chiese apertamente, dato
             le difficili condizioni del bilancio, di sostenere lo sforzo italiano di un programma
             di espansione militare. Inoltre, portando come maggiore argomento a sostegno la
             vantaggiosa posizione strategica dell’Italia, cercò di convincere il capo di stato
             maggiore dell’esercito USA quanto sarebbe stato vantaggioso per lo schieramento
             occidentale collegare il fronte nord-orientale italiano con la linea di difesa del
             Reno, tramite le Alpi austriache e bavaresi dove erano ancora stanziate truppe
             d’occupazione anglo-americane. Nei successivi colloqui, avuti il 6 dicembre con
             altri alti ufficiali di tutte e tre le Forze Armate americane, Marras chiarì tre aspetti
             particolarmente importanti: la situazione interna italiana, il riarmo e l’organizza-
             zione del nostro esercito per la difesa ad est. Riguardo al primo aspetto il Capo di
             stato maggiore dell’Esercito cercò di convincere gli americani che non esisteva
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