Page 290 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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             contravano resistenza al tentativo di ristabilire l’ordine”.
                secondo il Presidente  del Consiglio del tempo  Ferruccio Parri e  ministro
             dell’interno ad interim, l’inazione della polizia era dovuta al fatto che: “non po-
             teva rispondere con i mezzi di polizia alle richieste di chi aveva combattuto il
             fascismo anche a causa dell’assoluta inadeguatezza dei mezzi di polizia disponi-
             bili (…) le forze dell’ordine male equipaggiate e scarse di numero erano spesso
             sopraffatte nel corso delle dimostrazioni”.
                In Sicilia, altresì, si dovette fare i conti con la dilagante reazione agrario-feu-
             dale e il banditismo mascherato da velleità separatiste.
                Agli inizi del 1945 furono innumerevoli gli assalti con bombe e mitragliatrici
             alle Caserme dell’Arma dei Carabinieri; così come in Puglia , tra la fine del 1945
             e gli inizi del 1946, veri e propri “moti” fecero registrare diversi morti e feriti tra
             dimostranti e forze dell’ordine.
                Non mancarono, poi, episodi di rivolta in numerose carceri, inscenate da delin-
             quenti comuni, fomentati da ex repubblichini.  17
                I disordini più gravi si verificarono davanti al Viminale il 7 marzo 1945 in
             seguito alla scandalosa fuga del Gen. Roatta dall’ospedale militare presso il Liceo
             Virgilio della Capitale (avvenuta tre giorni prima), dove si trovava in attesa di
             processo per la “mancata difesa di Roma” e per “crimini di guerra”.
                Ad impedire paradossalmente alle FF.PP. di difendersi adeguatamente furono
             le stesse clausole armistiziali, che vietavano “in ogni caso alle forze dell’ordine
             di avere in dotazione anche le pistole d’ordinanza considerate “arma bellica”.
                Nel 1945 il governo Bonomi per fronteggiare la grave crisi dell’O.P. fu costret-
             to addirittura a reintrodurre la pena di morte e il tribunale militare straordinario.
                Pur tuttavia, la temuta “guerra civile” fu scongiurata e questo grazie alla poli-
             tica dei primi governi di unità nazionale, basata sul contenimento delle masse or-
             ganizzate piuttosto che sul ristabilimento dell’o.p. a tutti i costi e con ogni mezzo.
                Anche una volta, però, le contingenti ragioni della politica, imposero una sotto-
             valutazione delle reali necessità degli appartenenti al Corpo delle Guardie di P.S..

             L“Ora X” che non ci fu
                La vita delle Guardie di P.s. era fatta di tante rinunce e di poche soddisfazio-
             ni. Ogni rapporto con gli Ufficiali del Corpo doveva avvenire per via gerarchi-
             ca.  Esse erano soggette a trasferimenti d’ufficio sia per motivi disciplinari sia
             per nebulose  “incompatibilità ambientali”, fermo restando che, comunque, per
             i primi otto anni dall’assegnazione alla sede di servizio, non si poteva nemmeno
             presentare la domanda di avvicinamento a casa. Era loro vietata anche la lettura di
             determinati quotidiani, ritenuti troppo di parte.
                La ferrea disciplina militare caratterizzava ogni momento della giornata delle

             17  La più grave scoppiò nel Carcere di San Vittore a Milano il 22 aprile 1946.
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