Page 402 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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             dell’uomo e delle libertà fondamentali…etc”. Già da questo richiamo possiamo
             operare un parallelismo con le operazioni di peace-keeping e state-building di
             oggi, operazioni che sono sempre di più chiamate ad agire oltre il mantenimen-
             to della pace e della sicurezza in senso stretto. Ai tradizionali impegni di natura
             squisitamente militare si sono aggiunte nel tempo una serie di attività volte alla
             ricostruzione del tessuto politico e sociale locale.
                Nei mandati delle missioni Onu, è infatti oggi frequente trovare compiti che
             includono il supporto alla costruzione di un processo politico democratico, la pro-
             tezione dei civili, la supervisione e consulenza per la ricostruzione delle forze
             militari e di polizia, l’assistenza nelle operazioni di disarmo, demobilitazione e
             reintegrazione degli ex-combattenti, il sostegno per lo svolgimento di regolari
             elezioni nonché per il rispetto dello stato di diritto e dei diritti umani.
                Rispecchiando tale trend generale di evoluzione del concetto di missione di
             supporto alla pace nel contesto internazionale, l’impegno italiano si  è  di  conse-
             guenza evoluto nelle  modalità e  nei concetti operativi. In linea generale, sotto il
             profilo della tipologia, le missioni cui l’Italia ha partecipato a partire dal Secondo
             dopoguerra si possono suddividere come segue:
             Operazioni di mantenimento della pace (peace-keeping) Operazioni di assistenza
                internazionale
             Operazioni di imposizione della pace (peace-enforcing)
             Operazioni di ristabilimento della pace e prevenzione del conflitto (peace-making)
             Operazioni di costruzione di tessuti giuridico/istituzionali a sostegno di un nuovo
                sistema statuale (State building).


                Tale premessa è necessaria per due motivi: perché è fondamentale compren-
             dere, attraverso l’esempio Somalia, quanto sia radicata la tradizione italiana in
             quelle che oggi chiamiamo missioni con tutti gli elementi sopracitati, quindi at-
             tuali, e perché proprio con la Somalia, al di là di quanto viene riportato a livello
             politico-sociale o storiograficamente dibattuto -la decolonizzazione, la necessità
             di riscatto dell’Italia, la contrapposizione dei due blocchi e così via- c’è una evi-
             denza dei fatti: l’impiego delle Forze Armate per la ricostruzione, in tutti i suoi
             ambiti, di uno Stato, quello Somalo, l’impegno in uomini, mezzi e tempo:10 lun-
             ghi anni in cui molti soldati e civili italiani sono stati in territorio africano. Dato
             spesso dimenticato dai libri di storia - ed ecco perché è importante la ricerca delle
             fonti e la consultazione di testi d’epoca, anche di vari canali comunicativi - per la
             comprensione di fenomeni sociopolitici.
                Il contesto geostrategico, dopo la guerra, era cambiato, gli equilibri internazio-
             nali altrettanto e adesso si doveva agire. Le Forze Armate insieme, è innegabile,
             al concerto diplomatico, nonostante la forte difficoltà postbellica, hanno agito. La
             ricostruzione è avvenuta «in» e «out» dai confini della nostra Italia ed esempio
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