Page 441 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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                proveniente da siracusa venivano fatti segno a fuoco di armi automatiche.
                La pronta reazione delle truppe faceva desistere i ribelli da ogni ulteriore
                azione. La colonna sparò 12 colpi d’artiglieria e 16 bombe di mortaio da
                81. […] Secondo le dichiarazioni del capo separatista, la forza ai suoi or-
                dini ammontava a circa 50 elementi (a cui si erano aggiunte diverse decine
                di banditi). Molti di essi si sono sottratti alla cattura sfuggendo ai posto di
                blocco durante la notte del 29-30» .
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                Anche Concetto Gallo, in un’intervista rilasciata nel 1974, descrisse quei mo-
             menti:

                   «[…] il ventisette di dicembre Guglielmo di Carcaci mi inviò un mes-
                saggio. “Stai attento”, diceva il biglietto, “perché in questi giorni le zone
                dell’Etna e quelle di Catania pullulano di soldati. Ci sono molti movimenti
                strani”.
                   Il giorno dopo, il ventotto dicembre, un gruppo di contadini mi avvertì
                che Caltagirone era diventata un vero e proprio presidio e che c’erano dei
                carri armati. La mattina del 29 dicembre, all’alba, raggiunsi la sommità di
                Piano della Fiera dove c’era il nostro accampamento. La zona era quasi
                tutta circondata dalla nebbia.
                   I giri d’orizzonte col binocolo non dicevano granché. Poi, alle sei e mez-
                zo, arrivò la prima bordata di mortai. La battaglia era già iniziata. Noi,
                come dicevo, eravamo una sessantina in tutto, compreso un gruppo di bri-
                ganti […]. L’accerchiamento nei nostri confronti era già stato effettuato.
                Ma, convinto che la guerra sarebbe dovuta continuare anche dopo di me,
                operai in modo di impegnare le truppe e di far sganciare il grosso dei miei
                uomini Mentre io con cinque giovani, Amedeo Boni, Emanuele Diliberto,
                Filippo La Mela e due contadini, mi portavo verso le truppe, carabinieri,
                polizia, soldati, per impegnarli frontalmente, e dar così modo al resto degli
                uomini di arretrare, ordinai al resto della compagnia di sganciarsi e di ab-
                bandonare la zona.
                   La battaglia cominciò a diventare aspra. Le truppe cercarono di creare
                attorno a loro la terra bruciata. I cinquemila uomini, al comando dei cin-
                que generali, cominciarono a sparare con una intensità inaudita: come si di
                fronte a loro avessero avuto un vero e proprio esercito […]. Verso le due e
                trenta del pomeriggio, sistemai un cecchino al mio fianco per impedire una
                sortita da parte delle truppe. Ma l’uomo, il giovane Diliberto di Palermo,
                commise un errore. Per raggiungere una posizione più avanzata si spostò e
                nel tragitto venne colpito a morte.
                   All’infernale fuoco delle truppe noi rispondemmo alla meglio con le no-



             43  AUSSME, Memorie Storiche divisione Aosta, anno 1945.
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