Page 436 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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             essere la longa manus degli Stati Uniti in Europa» .
                Il progetto era sostenuto anche da esponenti di spicco della mafia tra cui il boss
             di Villalba, Calogero Vizzini, Rosario Avila detto “Canaluni”, capo dell’efferata
             “banda dei niscemesi” e Salvatore Giuliano che sarebbe entrato nell’EVIS con il
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             grado di colonnello . La componente mafiosa e l’EVIS, anche se per fini e ideali
             diversi, condividevano dunque la medesima lotta allo Stato e pertanto decisero di
             suggellare l’alleanza.
                Nel territorio del comune di Cesarò, nel messinese, venne approntato un cam-
             po di addestramento militare dove ebbero inizio le esercitazioni a fuoco. il 24
             maggio, alla testa di quaranta militanti, Canèpa si spostò in contrada Sambuchello
             di Cesarò, area strategica al confine della provincia e mise in atto un’azione dimo-
             strativa occupando una caserma della forestale. Le forze dell’ordine ricercarono il
             capo dell’EVIS senza successo mentre sotto il falso nome di Mario Turri si sposta-
             va liberamente tra Catania e Palermo in cerca di finanziamenti e armi .
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                Alle prime ore dell’alba del 17 giugno, presso la contrada Murazzu Ruttu,
             strada statale 120 che collega Randazzo a Cesarò, un posto di blocco di Reali
             Carabinieri intimò l’alt al motofurgone di Canèpa. Di seguito il rapporto ufficiale:
                   «Il motocarro rallentò e stava quasi per fermarsi vicino ai militari quan-
                do, improvvisamente accelerò l’andatura. Il carabiniere esplose un colpo di
                moschetto in aria a scopo di intimidazione e il motociclo si fermò subito,
                dopo avere percorso circa 40 metri. I militari i quali lo avevano raggiunto di
                corsa, gli furono dappresso. Sulla destra rimase il vicebrigadiere che chie-
                deva al conducente perché non avesse ottemperato all’intimazione, sulla
                sinistra il maresciallo maggiore Rizzotto ed a tergo il Carabiniere Calabre-
                se il quale, scorgendo nel cassone armi e munizioni, in uno ai sottufficiali
                impugnando i moschetti, gridava: “mani in alto”. I cinque sconosciuti non
                si mossero ed uno di essi sorridendo faceva vedere un pugno di biglietti da
                mille ammiccando nel rivolgersi al vicebrigadiere Cicciò. Nuova intima-
                zione di “mani in alto” seguiva al gesto dello sconosciuto.
                   Il Maresciallo Rizzotto, nella ferma convinzione che le armi contenute
                nell’automezzo erano quelle segnalate, ordinò ai militari di non sparare ma
                non aveva fatto in tempo a dirlo che un colpo, sparato da una delle persone



             34  Ivi, Doc. 1945, Lettera a Eleonora Roosvelt, 7 Palermo, febbraio 1945.
             35  L. Galluzzo, Storia di Salvatore Giuliano, Flaccovio, Palermo, 2002, p. 63.
             36  I finanziamenti avrebbero dovuto coprire, oltre che le spese per l’acquisto delle armi,
                anche  quelle  relative  al  soldo  dei  guerriglieri  che,  secondo  le  stime  della  polizia,
                ricevevano 200 lire al giorno, il vitto e un pacchetto di sigarette americane. ACS, MI,
                Gab., aa. 1944.45, b. 140. Nota del maggiore comandante del gruppo di Messina dei
                RR. CC. All’Alto Commissario per la Sicilia e al Comando generale dell’Arma. Messina, 3
                giugno, 1045.
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