Page 433 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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Workshop giovani ricercatori                                        433



                colonia che ci resta. Grazie dell’ospitalità che dai ai miei fidi nel partito
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                democratico cristiano. A chi la Sicilia? A noi!» .
                Il testo venne diffuso per screditare la figura di Aldisio e alimentare nelle mas-
             se la convinzione di una sicilia sfruttata e considerata una mera terra coloniale da
             cui trarre profitto. Verosimile invece era il processo di assorbimento di molti ex
             fascisti nei ranghi della nascente DC.
                Stante l’azione governativa, l’aumento della tensione e contestualmente la gra-
             ve crisi alimentare, alla fine del dove lo sciopero dei dipendenti comunali, a cui
             si aggiunse la protesta per il carovita, si trasformò in una strage. Al proposito le
             fonti sono contrastanti e riflettono gli orientamenti politici dell’epoca. I rapporti
             ufficiali raccontano del coinvolgimento di militanti separatisti che, approfittando
             della confusione, lanciarono una bomba a mano contro un automezzo carico di
             soldati del 139° fanteria, provocando il ferimento di undici militi e la conseguente
             reazione armata. Fonti vicine al mis raccontarono invece che la bomba a mano
             fosse stata sganciata dagli stessi soldati e per errore lanciata in prossimità dell’au-
             tomezzo militare. Al di là delle versioni, il bilancio dello scontro fu di 24 civili
             morti e un centinaio di feriti tra cui, come detto, 11 militari. L’episodio acuì ulte-
             riormente la tensione.
                Il MIS era ormai privo del consenso Alleato, combattuto dal governo, estro-
             messo dalle principali amministrazioni pubbliche e stava attraversando una pre-
             occupante crisi a causa della riorganizzazione dei partiti politici che in maniera
             compatta ne sconfessavano il pensiero e la condotta: il PCi appoggiava l’autono-
             mia regionale e la DC, nelle battute iniziali, si pronunciava favorevole a un largo
             decentramento. Dopo la confusione che aveva permesso al MIS di proliferare,
             l’organizzazione e l’affermazione di questi i partiti – che si ponevano come me-
             diatori tra la sicilia e lo stato unitario nel solco di una auspicabile autonomia e
             nel netto rifiuto del separatismo – sottraevano pericolosamente il consenso della
             massa al movimento separatista. Gli strati popolari iniziavano a optare per il PCi o
             per il PSIUP (Partito Socialista Italiano di Unione Proletaria), mentre la variegata
             borghesia e vasta parte di ex fascisti, confluivano nella Democrazia Cristiana .
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                Le critiche mosse al MIS erano quelle di essere un movimento neofascista
             indigeno, di propugnare un’illogica separazione dall’Italia auspicando l’asservi-
             mento della regione a potenze straniere.
                In questa travagliata fase, la frangia eversiva del MIS (Canèpa, Carcaci, Gallo,
             Castrogiovanni) cercò di affermarsi sobillando la rivolta armata contro le istitu-


             21  ACS, Pres. Cons.. aa. 1944-45, b. 152, fasc. 22692. Il testo del messaggio è inserito nel
                rapporto del comando generale dei RR. CC. al ministro dell’Interno. Roma, 2 febbraio
                1945.
             22  Nel 1944, gli iscritti alla DC erano 47.692 in 162 sezioni. Il partito iniziava a configurarsi
                come nuovo blocco d’ordine.
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