Page 392 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo I
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           biscito già si rileva intiepidito, non per difetto di amor patrio, ma perché si acutizzano
           le diffidenze e le antipatie verso il Fuhrer, per le incognite nel campo economico e del
           lavoro e per le incertezze nel campo della religione cattolica”.
              Inoltre, a seguito dell’avvicinarsi della data di passaggio di consegne tra la presiden-
           za della commissione incaricata dello svolgimento del plebiscito ed il governo tedesco,
           l’ennesi mo notiziario del battaglione, datato 12 febbraio 1935 (n. 51), riportava infor-
           mazioni relative al “prossimo concentramento di 2.000 S.A. a Saarbrücken, sull’esodo
           degli ebrei, ai quali vengono sistematicamente create difficoltà di ogni genere”. È inte-
           ressante sottolineare che, in un periodo storico ove in Italia, la questione ebraica non si
           era ancora tristemente affacciata, nella Saar si avvertiva chiaramente il clima che si era
           creato a svantaggio dei cittadini ebrei.
              Quanto proveniva dalla Germania continuava ad essere riportato nei consueti no-
           tiziari dei carabinieri, sottolineando l’orientamento xenofobo nel quale era caduto il
           Reich tedesco. In particolare, il notiziario del 15 febbraio 1935 (n. 54) così si esprimeva:
           “viene escluso dai reparti di SS […] chi non può provare, mediante il cosiddetto ‘Ahnen-
           pass’ (pas saporto genealogico rilasciato dalle autorità civili, previo accertamento, anche
           e se occorre medico-antropometrico) di appartenere, da almeno tre generazioni, alla
           razza ariana”.
              Il 24 febbraio (notiziario n. 60, ultimo della serie) il battaglione Carabinieri riassume-
           va, con ricchezza di particolari, “tutta l’organizzazione militare dei Reich” e “costituisce
           docu mento interessante ed atto a dare una chiara nozione della formidabile preparazione
           della Germania, che ha da tempo eluso, senza eccessivamente preoccuparsi, le forme,
           le strettoie del trattato di Versailles (1919)”. L’introduzione al notiziario così chiariva
           la situazione nel Paese vicino “la Germania di oggi è, senza dubbio, spiritualmente, nel
           senso militare, più forte dell’anteguerra, perché fra i validi alle armi vi è continua gara,
           per vestire una qualsiasi uniforme, in tutti i vecchi il desiderio di mantenere vive le tradi-
           zioni del glorioso e guerriero passato e nei giovani un fervido entusiasmo di emulazione
           verso i vecchi”.
              Infine, a proposito dei rapporti Germania - Italia, i Carabinieri si sentivano in dovere
           di rifarsi “ad illazioni di origine tedesca” secondo le quali per la Slesia e “perfino per il
           Tirolo (!)” si sarebbero dovuti tenere dei plebisciti per unire tali regioni alla Germania.

           Fine missione
              In attesa delle operazioni di rientro in Italia, in un clima internazionale oramai di-
           steso, vi furono anche opportunità di socializzazione con contingenti esteri come, ad
           esempio, l’incontro conviviale organizzato il 25 gennaio successivo tra gli ufficiali del
           reggimento Essex e una piccola rappresentanza del battaglione Carabinieri Reali o cul-
           turali come le visite presso alcuni campi di battaglia della Grande Guerra come Verdun
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           e Metz .
              Infine, il 15 febbraio arrivò l’ordine di rientro in Italia fissando l’inizio delle opera-
           zioni per il 26 successivo. La maggior parte del contingente nazionale prese posto sui


           27  N. Mirenna, I Carabinieri italiani cit., p. 78.
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