Page 388 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo I
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           sto [per] la loro prestanza militare l’ineccepibile comportamento in servizio”  furono
           definiti Elite Truppen, tanto che anche le molte autorità locali che avevano espresso la
           propria contrarietà all’invio di unità internazionali “manifestarono il desiderio di veder
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           dislocati nel loro territorio reparti dell’Arma” .
              In realtà, si può affermare che la situazione nella Regione si mostrò priva di rischi
           per i militari del Contingente italiano tanto che è stato possibile reperire notizie di un
           solo incidente di un certo peso che vide coinvolto un militare nazionale. In particolare,
           lo scontro fisico ebbe luogo tra un sergente italiano e un soldato inglese in stato di ubria-
           chezza a seguito di un’accesa discussione provocata da quest’ultimo circa la frequenta-
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           zione tra il sergente e una ragazza del luogo .
              Si deve ricordare in queste pagine anche che il contingente italiano ebbe un militare
           deceduto: “Il 17 corr. Venivano celebrate a Saarbrücken, con una rappresentanza di mili-
           tari del battaglione sotto le armi (1 ufficiale, 1 sottufficiale e 10 carabinieri) le onoranze
           funebri del granatiere, morto per malattia, del 1° Reggimento Giomarelli Ivo. La rappre-
           sentanza deponeva sul feretro, a nome del reparto, una corona in segno di solidarietà e
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           di rimpianto” .
              Peraltro, il comportamento tenuto dai carabinieri e, più in generale dai militari italia-
           ni, presenta elementi che lo distinguono da quello tenuto dagli altri contingenti.
              In particolare, la popolazione evidenziava che, nell’impiego in ordine pubblico, gli
           inglesi erano “troppo auto ritari nel loro atteggiamento verso la popolazione e vi è chi ha
           trovato eccessiva la presenza dei carri armati”. Inoltre, gli stessi inglesi non ricevevano
           particolari attestazioni di stima, soprattutto all’inizio della missione nella regione, poi-
           ché “per gli eccessi dell’alcool, trascendo no talvolta nel contegno”. L’attenzione verso
           il comportamento del personale era molto alta e, ancora una volta, la documentazione è
           indicativa. Infatti, il notiziario n. 30 del battaglione Carabinieri reali eviden ziava, sem-
           pre in merito a questi ultimi, “qualche meno consono atteggiamento di soldati a diporto
           che ostenterebbero distintivi di croce-uncinata provocando l’entusiasmo dei nazisti”.
              Per quanto riguarda il contingente svedese, invece erano segnalate “le presunzioni di
           parzialità a favore della Germania alle quali andrebbe soggetto il tenente colonnello
           Novdenzvan, comandante il contingente, per avere egli prestato servizio effettivo,
           durante la guerra, nell’Esercito tedesco e per avere poi con scritti confermata la sua
           tendenza nazional-sociali sta”. Era inoltre attribuito “un presunto senso di partigiane-
           ria degli ufficiali svedesi del con tingente, i quali sarebbero stati notati su automobili
           nazional-socialiste dell’Ordnung dienst” (ovvero dell’organizzazione di chiara matrice
           nazista incaricata di fornire il supporto a tutto il movimento favorevole alla riunificazio-
           ne con la Germania.





           19   N. Mirenna, I Carabinieri italiani cit., p. 76.
           20   Ibidem.
           21   Una relazione sull’episodio è riportata in MSCC, AS faldone 423, fascicolo 43 di prot., ad oggetto denuncia
              del sergente dei Granatieri […].
           22   Relazione settimanale n. 2 datata 22 gennaio 1935 del battaglione Carabinieri Reali.
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