Page 341 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          erano legati al signore per il quale combattevano, da un patto di lealtà, soggiornavano
          nel suo castello,  convivevano  gli  uni con  gli altri,  formando  legami  personali.  In
          questo modo le donne avevano accesso fin da bambine al mondo militare, al contatto
          con i guerrieri,ai racconti di guerra, veniva loro impartita un’educazione che le avrebbe
          viste preparate a scendere in battaglia, e anche se alcune non vi si erano mai cimentate,
          data la loro preparazione, venivano coinvolte per la predisposizione di strategie e tatti-
          che di guerra. Nel Basso Medioevo l’organizzazione della guerra mutò, i grandi eserciti
          non erano più formati dall’unione di queste cellule guerriere domestiche, ma vi fu una
          professionalizzazione, i mercenari avevano una formazione militare che rifletteva la ten-
          denza dell’epoca a separare sempre più marcatamente il pubblico dal privato. Questa
          evoluzione ebbe un impatto negativo sul coinvolgimento femminile, fino ad escludere
          progressivamente le donne dal mondo militare.
             Altri esempi di donne combattenti possono essere tratti anche dall’estremo Oriente,
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          le donne guerriere del  Giappone medioevale ,  divise  in  due categorie. Le onna bu-
          geisha,  (letteralmente donna che pratica l’arte della guerra), le quali appartenevano a
          famiglie samurai, e che fin da bambine venivano addestrate alle arti marziali. La loro
          presenza sarebbe stata molto intensa tra il 1185 ed il 1333.
             Praticavano l’harakiri, ossia il suicidio rituale dopo la sconfitta al fine di preservare
          l’onore militare, tutte le loro pratiche di guerra erano caratterizzate da una certa solen-
          nità e spiritualità. Tuttavia con l’arrivo dal continente del Neo-Confucianesimo si am-
          plificò ulteriormente la clausura domestica della  donna,  la  sottomissione  al  marito  e
          la  sua unica  funzione  sociale  di  procreatrice.  Divenne perciò impensabile concepirle
          come compagne di battaglia. Eppure nel 1868, una donna si distinse in campo militare
          e politico: Nanko Takeko , membro del clan Aizu, venne reclutata per capitanare un
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          contingente composto da 20 donne che accompagnò in battaglia 3000 altri samurai Aizu
          durante la Guerra Boshin. Il Giappone ricorda Takeko con un monumento che fu eretto
          in sua memoria nel tempio Hokai , nella provincia di Fukushima.
             La seconda categoria, per la quale è molto più difficile reperire documenti storici,
          è  quella  delle kunoichi, vere e proprie ninja di sesso femminile, più indipendenti, si
          pensa reclutate per assassinii collettivi e non, su commissione. Il loro addestramento si
          incentrava nel travestimento, sull’uso dei veleni, sul combattimento ravvicinato. Vestite
          da da prostitute, geishe, chiromanti e indovine, seducevano la vittima e poi la avvelena-
          vano, con degli aghi che spesso nascondevano nelle acconciature.
             Sempre in Asia, in Cina, un’ eroina nota del mondo orientale, ma famosa anche in
          Occidente (dove è stata ricondotta al personaggio di Mulan), è la combattente cinese
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          Wang Cong’er  (1777-1798), che fu capo di un’orda di rivoltosi contro l’esercito della
          dinastia Quing.
             Consideriamo poi l’Africa, un continente con una non trascurabile tradizione di don-
          ne guerriere, tanto che è possibile rintracciare un vero e proprio esercito che fu com-

          13  COOK B.A. Women and War: A Historical Encyclopedia from Antiquity to the Present (2006) p. 326
          14  SZCZEPANSKI K. Asian History Internet Site, Images of Woman Samurai, Nanko Takeko p. 10
          15  BENNETT PERTERSON B., Notable Women of China: Shang Dynasty to the Early Twentieth Century
             (2000) p.p. 346-350
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