Page 342 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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982 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
posto esclusivamente da donne: le così dette amazzoni del Dahomey, ossia l’attutale
Repubblica del Benin, dove il re Agadja (1708-1740) costituì un corpo militare, che
inizialmente fu pensato come un distaccamento di cacciatrici di elefanti e guardie del
corpo. Successivamente divennero un gruppo di guerriere vere e proprie. Il missionario
battista E. Chaudoin, in “Tre mesi in cattività nel Dahomey”, del 1891 le descrisse
in questo modo:
«Esse sono lì, 4000 guerriere, le 4000 vergini nere del Dahomey, guardie del corpo
del monarca, immobili nelle loro vesti militari, il fucile e il coltello in pugno, pronte
a scattare al richiamo del loro signore. Vecchie o giovani, brutte o belle, sono meravi-
gliose da contemplare. Solidamente muscolose come i guerrieri neri, la loro attitudine è
disciplinata e corretta allo stesso tempo».
Oltre a partecipare ai combattimenti, si incaricavano delle eseguire le peni capitali
dei prigionieri tramite decapitazione. Molte si arruolavano volontariamente, altre, non
sottomesse nella vita matrimoniale, venivano arruolate proprio dopo le lamentele che i
mariti rivolgevano al re.
Grazie ai racconti di alcuni esploratori, la fama di queste donne guerriere arrivò in
Europa, furono protagoniste negli scritti letterari di Salgari e Verne. La conquista del
Dahomey da parte della Francia, avvenuta nel 1882, mise però fine all’esistenza di que-
ste amazzoni africane.
Dunque i riferimenti sono piuttosto numerosi tanto che ricostruire integralmente il
rapporto che si è instaurato nel corso dei secoli tra la figura femminile ed il mondo mi-
litare richiederebbe dei tempi di ricerca molto più dilatati e dei margini di esposizione
infiniti e più specifici. L’oggetto della ricerca si concentrerà pertanto su di un episodio di
eroismo femminile in guerra ben definito sia dal punto di vista geografico che temporale.
Oggetto della ricerca
Agli inizi della ricerca, si è potuto constatare che anche all’inizio della prima guerra
mondiale, esisteva una delle “voci fuori dal coro” che raccontava dell’insolito rapporto
tra l’arte della guerra e le donne. Si tratta di Francesco Gentile, letterato che inter-
venne nel corso di una conferenza a Foggia nel 1915, al Circolo giovanile Alessandro
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Manzoni, e che, esponendo il suo opuscolo , esordì in questi termini:
«osservo che la donna, rispetto alla guerra, ha una importanza non lieve e - dirò me-
glio - una missione santa e che viene mantenuta, esplicita oggi, come sempre fu, anche
nei periodi più lontani della storia. »
Gentile, prosegue con degli auspici di grande portata innovativa per la mentalità
dell’epoca, ipotizzando e sperando nella formalizzazione di una figura femminile com-
battente. « Quanto a me, non stimo utopia il prevedere, in un’epoca sia pur lontana, il
soldato in gonnella nel significato prettamente militare della parola ». Infine conclude:
«La donna a gran passi si avvicina all’uomo. Ciò si deve sopra tutto al continuo
progresso del femminismo in tutti campi della scienza, della politica, dell’industria e
dell’arte, il lavoro e l’iniziativa muliebre si sono affermati brillantemente. In Danimarca
16 GENTILE F., Opuscolo La donna e la guerra. - Lucera (1915)

