Page 338 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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           a causa delle partenze dei mariti per il fronte.
              Lo scopo della presente ricerca è dunque quello di non riproporre questo aspetto
           arcinoto del rapporto donne-guerra, della donna nel suo ruolo civile, ma di concentrarsi
           sulla figura della donna all’interno della guerra, sulle donne combattenti, coloro che
           durante i conflitti hanno materialmente imbracciato le armi.
              Questa ricerca si pone dunque l’obiettivo di esporre fatti di guerra che vedono le don-
           ne protagoniste, ma  che, in  contesti memoriali, emergono con molta  timidezza  o  sono
           addirittura assenti. Le donne combattenti, spesso non sono state solo donne dimenticate
           , spesso non sono proprio state conosciute. E’ ad oggi importante che si pensi al mondo
           militare, non più solo come ad un ambiente prettamente maschile, così che possa costru-
           irsi una memoria storica militare, impreziosita e avvalorata dall’apporto delle donne,
           una memoria militare e bellica finalmente completa e aperta.

           La memoria bellica e militare femminile
              Prima di  trattare  dell’oggetto principale di  questa  ricerca,  saranno  analizzati  al-
           cuni  esempi  storici insoliti, concentrati sull’antichità ed internazionali, con lo scopo di
           fornire uno sfondo che si concili con l’idea che la figura della donna combattente, della
           donna soldato, non nasce solo negli ultimi decenni, con l’apertura degli eserciti al genere
           femminile, ma che, anzi, è bene accettare che una storia militare femminile, ufficiale ed
           ufficiosa, in concomitanza con quella maschile, c’è stata, ed è esistita fin dalla notte dei
           tempi.
              La figura della donna guerriera compare agli albori della civiltà, e si è sviluppata in
           un vortice di mitologia e storiografia, a partire dalla leggende delle Amazzoni, delle Val-
           chirie, delle Vichinghe. Iniziamo esponendo le gesta di Boudicca , meglio conosciuta
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           come Boadicea. Le sue imprese leggendarie sono documentate dalle trascrizioni di uno
           dei più importanti storici dell’antichità, Tacito , il quale stima che Boudicca visse tra il
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           33 e il 61 a.C. e fu regina, del popolo Iceno, una tribù celtica dell’Inghilterra orientale.
           In adolescenza, come si conveniva tra le popolazioni dell’Albione, le venne impartita
           un’educazione militare. Ella succedette mortis causa al marito, sovrano Iceno. Tuttavia
           si trattava di un territorio sotto co-amministrazione romana, ed era prassi mantenere
           questo status solo finché i regnanti con cui si era stipulato il patto, fossero ancora in vita,
           inoltre le leggi romane non riconoscevano in linea di successione le donne. Questo com-
           portò la diretta annessione del territorio all’Impero Romano, con tutte le conseguenze
           brutali del caso. Boudicca risposte prepotentemente ed i romani rapirono lei e le sue
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           figlie,  violentandole.  Boudicca  reagì  impetuosamente,  voleva  vendicarsi : capitanò
           2   Sulla storia di Boudicca: Cassio Dione Cocceiano, Historia romana. Eutropio, Breviarium ab Urbe
              condita, VII, 14. FRASER A. Regine Guerriere, Milano, Rizzoli (1988)
           3   Tacito De vita et moribus Iulii Agricolae e Annales.
           4   « Budicca, portando sul carro dinnanzi a sé le due figlie, scorreva le file e a ciascuna delle genti alle
              quali si avvicinava dichiarava che era pur consuetudine per i Britanni combattere agli ordini di donne,
              ma che in quel momento  essa non voleva  vendicare,  come  discendente di nobili  antenati,  la perdita  del
              regno  e delle ricchezze, ma, come una donna qualunque, chiedeva vendetta per la perdita della libertà,
              per l’offesa recata al suo corpo fustigato, per il violato pudore delle sue figlie. Le brame dei Romani
              erano giunte a tal punto da non lasciare inviolati né i corpi, né la vecchiezza, né la verginità.
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