Page 333 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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ActA
Il fascismo e la sua propaganda consideravano la Russia sovietica solo come un paese
barbaro, segnato da un bolscevismo asiatico e da una società di tipo primitivo africano.
Prima di essere mandati al fronte russo ai soldati venivano date istruzioni come quella di
portare con sé cartoline colorate, preferibilmente con il ritratto di Duce, da usare come
merce di scambio per cibo o addirittura per una mucca.
“Basterà che i tedeschi mandino vestiti, biciclette, scarpe, lampadine tascabili e ap-
parecchi radio, scrive il giornale, che tutto il popolo sarà contento di vivere in un nuovo
ordine instaurato…un Governo che sarà in grado di dare da mangiare al popolo e rifor-
nirlo dei pochi generi di cui abbisogna potrà guidare ed avere in mano un paese senza
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alcuna difficoltà” .
Nonostante la loro assurdità di questi articoli, essendo l’unica fonte d’informazione,
inizialmente facevano il loro effetto sulle masse.
Non soltanto per volontà di propaganda, le notizie sulla Russia Sovietica erano ben
lontane dalla realtà. Nell’Italia fascista mancava una grande opera d’insieme sull’Unio-
ne Sovietica, capace di funzionare da collettore e diffusore delle informazioni di base su
quel paese, sulla sua situazione, sulla sua storia. La cultura italiana appare notevolmente
tributaria di opere elaborate altrove e importate per i propri bisogni; di seconda o di terza
mano.
Senza dubbio, in una tale situazione fatta di informazioni scarse e distorte, una volta
che i soldati italiani arrivavano in Russia, il gap tra la realtà sovietica e la loro percezione
ideologica era causa di enorme shock.
L’Ufficiale Giusto Tolloy commenta così il livello di educazione della popolazione:
“l’istruzione diffusa nei giovani in modo semplicemente sbalorditivo, scoprendosi ma-
gari nella ragazza che lavava i pavimenti una dottoressa ed in ogni ragazzino stracciato
il possesso di un bagaglio di conoscenze ignote ai nostri”. 2
I partigiani, così odiati dai tedeschi e dal commando supremo italiano, venivano
spesso apprezzati ed anche ammirati dai soldati italiani.
A questo proposito Tolloy scrisse:
“…all’interrogatorio il partigiano, incapace forse di ammazzare un uomo, dichiara
che senz’altro egli è partigiano, che ama Lenin e che obbedisce a Stalin, che vorrebbe
sterminare tutti i nemici della sua patria, e che dicendo questo sa che sarà ucciso.
Anima slava?, si chiede l’autore, Fatalismo orientale? O più semplicemente incapa-
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cità di mentire ed elevata coscienza morale?” .
Quelli che stavano combattendo sul fronte russo non potevano non accorgersi e non
apprezzare anche lo spirito combattivo del popolo sovietico, il patriottismo e l’amor
di patria. “La realtà, - scrisse Generale Messe, il comandante del Corpo di Spedizione
in Russia, - ha rilevato le ottime qualità combattive del soldato russo, il suo eccellente
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armamento, la sua tecnica, la sua tenacia, e la sua sobrietà e capacità di adattamento” .
Queste osservazioni insieme all’abbandono a se stessi dal comando e il disprezzo
1 Il Popolo d’Italia dal 1 settembre 1941, Giornate indimenticabili
2 Giusto Tolloy, Con l’armata italiana in Russia, Ugo Mursia Editore, Milano 1968, p.168.
3 Ibidem, p.58
4 Giovanni Messe, La guerra al fronte russo, Mursia, Milano, 2005.

