Page 328 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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968                                XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm

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           “Il Corriere della Sera” , ma era un ufficiale di complemento, di grado inferiore. Aveva
           però amicizie importanti (secondo autorevoli studiosi fu lui a suggerire il nome di Bado-
           glio per il ruolo di sottocapo di Stato Maggiore a Leonida Bissolati, che poi lo propose
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           al re ) e soprattutto godeva della piena fiducia di Orlando, che era ormai convinto della
           necessità di sfruttare a fondo la propaganda.
              Alla stessa idea erano giunti anche gli alleati, così tra marzo e aprile si contarono
           numerose riunioni con i rappresentanti delle nazionalità soggette agli Imperi Centrali,
           che portarono al Congresso delle nazionalità oppresse di Roma dall’8 al 10 aprile. Come
           si è visto, a marzo aveva preso avvio sul fronte italiano una massiccia propaganda verso
           il nemico, tuttavia essa era ancora limitata ad alcune armate ed occorreva un coordina-
           mento ed un centro propulsivo che avesse l’esclusiva responsabilità della propaganda
           sul nemico. Già ad aprile si era stabilito di istituirlo ed Orlando aveva chiarito a Diaz
           il ruolo di Ojetti, che avrebbe dovuto essere il collegamento tra la Commissione e la
           Presidenza del Consiglio. Con Ojetti collaborarono due ufficiali italiani di complemento
           che divennero intellettuali di primo piano: Giuseppe Donati e Umberto Zanotti Bianco.
           Entrambi decorati al valor militare durante la guerra, nel dopoguerra il primo fu il di-
           rettore del giornale del Partito popolare “Il popolo” e morì esule antifascista; il secondo
           fu un noto archeologo, anch’egli perseguitato dal fascimo, fu poi presidente della Croce
           Rossa italiana, senatore a vita e tra i pionieri del movimento ecologista italiano. Nella
           commissione lavoravano anche tre delegati del comitato jugoslavo: il dott. Jambrisak,
           croato, il ten. Kujungitch, serbo-bosniaco, il ten. Lasic, sloveno; due di quello polacco: il
           deputato del Reichsrat sig. Zamorski e il sig. Szuber; due di quello romeno: il comm. De
           Luca e il transilvano sig. Cotrus; uno di quello cecoslovacco: il prof. Rjbka . Costoro
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           avevano delle riunioni quotidiane dove venivano discussi i contenuti della propaganda,
           i manifestini, i proclami e un giornale di quattro pagine in quattro lingue: serbo-croata,
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           ceca, polacca, rumena con notizie mirate a ciascuna nazionalità .
              Gli argomenti erano i fatti occasionali contemporanei realmente accaduti, tratti dalla
           cronaca della vita politica austro-ungarica (carestie, rivolte, scioperi, sconfitte militari,
           predominio di Berlino sul governo di Vienna). A volte vennero stampati anche mani-
           festini in tedesco e ungherese con le notizie più importanti della guerra, negli ultimi
           mesi quelli in magiaro furono incrementati . Le fonti erano principalmente: “l’Agenzia
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           italiana di stampa” istituita a Berna in maggio e diretta da Giuseppe Antonio Borge-

           25  Si era arruolato all’inizio della guerra e si era occupato della tutela dei monumenti e degli archivi come
              ufficiale di complemento a disposizione del Comando Supremo dove, nel 1916, era stato nominato capo
              del reparto fotografico dell’Ufficio stampa. Nel febbraio 1918 fu destinato all’Ufficio informazioni della
              III armata, ma vi restò poche settimane, perché già a marzo venne designato “regio commissario” della
              nascitura Commissione interalleata. Sulla figura di Ojetti in guerra si veda anche: M. Nezzo, Prodromi ad una
              propaganda di guerra: i rapporti Ojetti, “Contemporanea”, a. 2003, n. 2.
           26  P. Pieri e G. Rochat, Pietro Badoglio, Utet, Torino 1974, p. 417.
           27  Ojetti, Relazione sui lavori della Commissione… cit.
           28  Ogni manifestino era numerato sia nell’esemplare in lingua straniera sia in quello italiano (che riportava
              anche la nazionalità cui era destinato). La carta utilizzata spesse volte era colorata – gialla, blu, rossa e viola
              – oppure conteneva disegni colorati, spesso la bandiera della nazione oppressa.
           29  Ojetti, Seconda relazione…, cit.
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