Page 331 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          ad indebolire l’avversario, ma cercò anche di preparare il futuro: «Noi non lavoravamo
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          solo a distruggere, ma soprattutto a costruire» . Si preoccupò di mostrare che la salvez-
          za dei popoli “oppressi” – ma anche degli ungheresi – era nella separazione dall’Austria
          e nel «rinnovamento economico e sociale su basi sinceramente democratiche contro l’o-
          ligarchia feudale dei latifondisti»  e contemporaneamente informò i prigionieri nemici
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          sull’Italia, «la sua politica, le sue forze, il suo avvenire, almeno presso gli ufficiali pri-
          gionieri, i quali non conoscono affatto il nostro paese o hanno su di esso i più grossolani
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          e inaspettati pregiudizi»» .
             Ojetti fu uno dei pochi a rimanere sempre fedele a questi temi, almeno durante la
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          guerra ; essi avevano radici negli ideali patriottici risorgimentali di libertà e di indi-
          pendenza delle nazioni, e si concentravano in una concezione della guerra come lotta
          ideale contro un impero, quello asburgico, che sembrava opprimere le etnie più deboli,
          piuttosto che in una concezione della guerra come occasione di conquiste territoriali.
             In autunno, quando il periodo peggiore del conflitto era passato e si avvicinava la resa
          dell’imperial-regio esercito, il suo amico e mentore Orlando operò una svolta politica
          per cui fu accusato di machiavellismo, poiché abbandonò completamente la politica
          delle nazionalità oppresse per riallinearsi a Sonnino e ai nazionalisti. Tutto l’apparato
          propagandistico si organizzò in senso antijugoslavo. I nazionalisti tornarono a dirigere
          la propaganda all’estero, dopo la fallimentare esperienza dei primi anni del conflitto.
          In poco tempo spazzarono via il lavoro svolto da tutti coloro che avevano auspicato e
          favorito il sorgere di un certo numero di Stati medi o piccoli:
             “stati dei quali essa [l’Italia] avrebbe potuto porsi alla testa, facendo opera illuminata
          di pace e di concordia, frenando il serpeggiare dei nazionalismi egoisti ed avvelenatori,
          e trovando al tempo stesso un invidiabile campo d’espansione economico e spirituale.
          […] Diis aliter visum: prevalsero altre tendenze e la magnifica occasione non fu saputa
          afferrare; e la vittoria rimaneva veramente mutilata” .
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          38   Ojetti, Lettere…, cit., p. 634.
          39  Id., Seconda relazione, cit.
          40  Id., Relazione sui lavori della Commissione… cit.
          41  Con la salita al potere di Mussolini, Ugo Ojetti firmò il Manifesto degli intellettuali fascisti e poi diresse il
             “Corriere della Sera” dal marzo 1926 al dicembre 1927, in un momento in cui la stampa veniva completamente
             fascistizzata. Si veda M. Forno, Informazione e potere. Storia del giornalismo italiano, Laterza, Roma-Bari
             2012, p. 97.
          42  P. Pieri, L’Italia nella prima guerra mondiale, Einaudi, Torino 1965, p. 205.
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