Page 329 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          se; il Servizio informazioni del Comando Supremo; le pubblicazioni dei comitati delle
          nazionalità; altre notizie erano ricavate dagli addetti militari nonché dai colloqui dei
          delegati con i prigionieri. Ciò fece sostenere Ojetti che «senza illuderci, possiamo dire
          che questo nostro ufficio è ormai l’orecchio più attento ed aperto in Italia sull’Austria-
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          ca politica» . La distribuzione del materiale alle truppe nemiche avveniva per mezzo
          di razzi, racchette, granate inerti, squadre di avvicinamento e soprattutto dirigibili ed
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          aeroplani . I proiettili da mortaio vennero presto abbandonati per l’effetto psicologico
          causato dall’arrivo di una granata, mentre il tempo impiegato dal materiale sganciato
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          dagli aerei per toccare terra diminuiva il terrore provocato dai motori .
             In totale, dal 15 maggio al 1° novembre furono prodotti: 59.912.000 copie di 643 tipi
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          di manifesti e 9.391.500 copie di 112 numeri del giornale in quattro lingue . I destinatari
          erano in massima parte le truppe al fronte, ma ci furono anche dei lanci sui cieli delle
          principali città raggiungibili dai velivoli dell’epoca. Il più noto, ma un caso isolato, fu
          il volo di D’Annunzio su Vienna del 9 agosto 1918, che permise il lancio di 50.000
          manifestini in italiano preparati dal poeta stesso e di 350.000 scritti da Ojetti e tradotti
          in tedesco; essi tuttavia non furono concepiti dalla Commissione, infatti nelle Relazioni
          non ve n’è traccia alcuna.
             Tanto lavoro riscosse subito un notevole successo: si trovarono molti stampati sui
          prigionieri e ci fu un’impennata delle diserzioni nei mesi di giugno e luglio, favorite
          anche dalla preparazione e poi dal fallimento della battaglia del solstizio. Tuttavia la
          Commissione incontrò numerose difficoltà politiche: il più fermamente contrario fu il
          Ministro degli Esteri Sidney Sonnino, che si oppose alla formazione di reparti slavi,
          polacchi e romeni; egli aveva un largo seguito presso i militari, anche nel Comando Su-
          premo: dalle memorie di Ojetti pare che anche Siciliani fosse di idee sonniniane, mentre
          erano a favore della politica delle nazionalità Diaz, Badoglio e il Ministro della Guerra
          Zuppelli, che nel marzo aveva sostituito Alfieri, più vicino a Sonnino. In ogni caso, il
          militare più ostile al lavoro della Commissione fu il Capo di Stato Maggiore della Ma-
          rina, ammiraglio Paolo Thaon di Revel, che più volte negò i suoi numerosi mezzi aerei
          in alto Adriatico, arrivando a rifiutarsi di lanciare stampati in lingua slava in Dalmazia.
             La Dalmazia fu sicuramente uno dei settori più delicati per la propaganda: non si po-
          teva prospettare l’unificazione con l’Italia, perché avrebbe irritato gli slavi, né promette-
          re di farne un territorio della futura Jugoslavia, perché la volontà politica italiana, anche
          se non palese, era di far rispettare il Patto di Londra e lanciare manifesti in lingua serba-
          croata avrebbe significato riconoscervi la presenza slava, che si voleva minimizzare
          in vista dell’annessione. Qui più che altrove risulta evidente l’ambiguità della politica
          italiana delle nazionalità ed emergono le lacune del pur fondamentale accordo tra l’on.
          Andrea Torre e Ante Trumbic, che fu alla base del Congresso di Roma. L’obiettivo ita-
          liano di accordarsi su alcuni principi generali, rimandando le questioni territoriali a dopo
          la guerra era stato raggiunto: «italiani e jugoslavi riconoscevano il reciproco interesse

          30  Id., Relazione sui lavori della Commissione… cit.
          31  Ibidem.
          32   L. Tosi, La propaganda… , cit., p. 235-6, nota n. 119.
          33  Id., Seconda relazione, cit.
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